Flessibilità energetica: l’Italia è pronta, ma servono regole stabili per liberarne il potenziale

Il nuovo studio FIRE evidenzia il ruolo strategico della flessibilità per gestire l’aumento della domanda, integrare le rinnovabili, ridurre i costi energetici e rafforzare la competitività del sistema Paese.

Roma, 18 giugno 2026 – L’Italia dispone già delle tecnologie e delle competenze necessarie per rendere il sistema energetico più efficiente, resiliente e meno costoso. Ciò che manca è un quadro regolatorio stabile che permetta di valorizzare pienamente la flessibilità energetica.

È quanto emerge dal nuovo studio “Flessibilità nella gestione dell’energia”, realizzato da FIRE – Federazione Italiana per l’Uso Razionale dell’Energia – attraverso un’indagine che ha coinvolto 375 professionisti del settore energetico e 28 esperti rappresentativi di operatori di rete, imprese, centri di ricerca e organizzazioni internazionali. Il Report è stato presentato oggi in occasione del convegno “La flessibilità energetica” – svoltosi a Roma – che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, dei gestori di rete, delle imprese e degli operatori del settore energetico per discutere il ruolo della flessibilità nella transizione energetica. Dopo l’introduzione di Dario Di Santo, direttore di FIRE, i risultati della ricerca sono stati illustrati da Yasaman Meshenchinezhad (FIRE). Il confronto è stato arricchito dalle testimonianze aziendali di Federico Marca (Sport e Salute), Massimo Caldari (Centro Agroalimentare Roma), Francesco Brognara (Philip Morris International) e Fausto Costa (Terna). La discussione è proseguita con Ettore De Luca (ARETI), Attilio Piattelli (Coordinamento FREE), Andrea Marchisio (Elemens).

L’incontro ha evidenziato una crescente convergenza tra istituzioni e operatori sulla necessità di accelerare lo sviluppo dei mercati della flessibilità e di rafforzare il quadro regolatorio a supporto della transizione energetica.

Lo studio FIRE, finanziato dal Bette Mebane Fellowship Grant, evidenzia come la flessibilità – ovvero la capacità di adattare consumi, produzione e accumulo di energia alle esigenze del sistema elettrico – sia destinata a diventare un elemento essenziale per gestire la crescita delle fonti rinnovabili, l’elettrificazione dei consumi e l’aumento della domanda di energia.

“Non si tratta di una tecnologia del futuro, ma di una necessità operativa del presente”, sottolinea Dario Di Santo, direttore FIRE. “La flessibilità consente di utilizzare meglio le infrastrutture esistenti, ridurre i costi di bilanciamento della rete, limitare gli sprechi di energia rinnovabile e rafforzare la competitività del sistema produttivo. È una risorsa fondamentale per consentire alle imprese e agli enti di trarre il massimo dalla generazione locale e ridurre i propri costi.”.

Le principali evidenze

Dall’indagine emerge che:

  • la riduzione dei costi energetici e una maggiore indipendenza energetica rappresentano al momento i principali driver di investimento per imprese e organizzazioni;
  • i sistemi di accumulo termico sono ancora poco considerati, nonostante il potenziale economico molto interessante;
  • la partecipazione ai mercati della flessibilità e del demand response resta limitata nonostante un forte interesse da parte degli operatori;
  • l’incertezza normativa è indicata come il principale ostacolo allo sviluppo del settore, davanti ai costi di investimento e agli aspetti tecnologici;
  • sistemi di accumulo e digitalizzazione sono considerati gli strumenti prioritari per accelerare la transizione;
  • circa la metà degli intervistati considera la flessibilità una componente indispensabile del sistema energetico del futuro.

FIRE: “La flessibilità va trattata come un’infrastruttura strategica”

Secondo FIRE, la flessibilità non può più essere considerata un semplice servizio tecnico o un mercato di nicchia.

“La capacità di modulare consumi e produzione energetica è ormai una risorsa strategica per la sicurezza energetica, la competitività industriale e la decarbonizzazione. Il costo dell’inazione rischia di tradursi in maggiori costi di rete, maggiore dipendenza dalle fonti fossili e spreco di energia rinnovabile”.

Lo studio richiama anche i risultati positivi delle sperimentazioni italiane sui mercati locali della flessibilità, che hanno dimostrato la fattibilità tecnica e operativa di questi strumenti. La sfida ora è passare dai progetti pilota a meccanismi permanenti e scalabili.

Le richieste alle istituzioni

FIRE individua quattro priorità per il prossimo ciclo legislativo e regolatorio:

  1. pubblicare entro il 2026 una roadmap nazionale pluriennale sulla flessibilità energetica, predisposta dal MASE con ARERA e Terna;
  2. completare entro il 2027 il passaggio dei mercati locali della flessibilità da fase sperimentale a strutture permanenti;
  3. semplificare l’accesso ai programmi di demand response e ridurre gli oneri amministrativi per imprese e aggregatori;
  4. riformare gli incentivi per accumulo e digitalizzazione premiando i risultati ottenuti per il sistema energetico e non la sola installazione delle tecnologie.

“Le tecnologie esistono già. In molti casi non servono nuove leggi, ma coordinamento istituzionale, visione strategica e stabilità regolatoria. La flessibilità è una delle leve più rapide e meno costose per accompagnare la transizione energetica italiana” ha concluso Di Santo.

Leggi lo studio La flessibilità nell’energy management