L’energy manager è una figura chiave nella transizione energetica, chiamata ad affrontare delle sfide nuove che ai tempi della sua nascita non esistevano. In FIRE abbiamo seguito l’evoluzione del contesto in cui tale figura opera, l’incremento degli energy manager nominati dalle imprese nel nostro Paese, la crescente complessità delle attività di energy management e l’inquadramento non sempre ottimale negli organigrammi aziendali. Abbiamo inoltre sempre sottolineato l’importanza della collaborazione fra le funzioni aziendali, vista la natura trasversale dell’uso dell’energia. Collaborazione oggi fondamentale nell’ambito delle politiche di riduzione delle emissioni e di sostenibilità. ENERMANAGEMENT si è aperta con un intervento di Dario Di Santo sull’importanza degli energy manager e sulla necessità per le imprese di investire nell’uso razionale dell’energia per cavalcare la rivoluzione energetica e non subirla.
Molti i filoni collegati con questa rivoluzione in atto: l’obbligatorio cambio di comportamenti e business, le comunità energetiche, le scelte tecnologiche, l’elettrificazione diffusa e altri che sono stati illustrati durante la mattinata.
Tra gli strumenti che possono aiutare le imprese e gli enti in questa trasformazione si segnalano i Sistemi di Gestione dell’Energia (SGE). Livio De Chicchis, di FIRE ed Antonio Panvini del CTI, ne hanno trattato molti aspetti evidenziando che l’adozione di un SGE avvia un cambiamento consistente nell’impresa, a partire da una volontà dei decisori chiaramente espressa. Il sistema facilita l’analisi sui benefici multipli e avvia un percorso di partecipazione condivisa alle politiche e alle azioni energetiche aziendali.
Oggi la maggior parte delle organizzazioni certificate rientra nel settore industriale. Da un’indagine FIRE-CTI redatta da poco e disponibile a questo link è emerso che le organizzazioni che hanno adottato un SGE, oltre ai risparmi energetici, riscontrano un miglioramento dell’immagine aziendale sul mercato, nonché migliore gestione delle risorse aziendali e minore emissione di gas clima-alternanti. Panvini si è soffermato sulle novità normative legate alla ISO 50001, in particolare sulla UNI ISO 50005 (SGE per le PMI) e sulla ISO 50009 (SGE per filiere e distretti).
A seguire sono stati illustrati alcuni casi studio di energy management, che fanno riflettere sulla strada, fatta di monitoraggi, diagnosi, considerazioni sui target di efficienza, che si deve percorrere per raggiungere gli obiettivi di efficientamento. Davide Mariani di Alens ha parlato degli interventi realizzati in un’industria alimentare produttrice di prosciutto crudo, dove è stato intrapreso un percorso di Carbon Neutrality seguendo schemi internazionali.
Nell’intervento di Gianluca Rocco, di Ziehl Abegg, è stato illustrato l’efficientamento di un impianto per pastificio – nello specifico il sistema di ventilazione di una linea di essiccazione – che ha portato a 1.100.000 kWh risparmiati nel corso del primo anno di funzionamento, equivalenti ad un risparmio in bolletta di circa 165.000 €.
Marco Rossi di Viessmann ha parlato quindi di comunità energetiche, evidenziando che l’autoconsumo diretto o «differito» dell’energia elettrica autoprodotta comporta la massima valorizzazione economica possibile del medesimo quantitativo energetico. Nel breve futuro, l’appartenenza ad un gruppo di autoconsumatori comporterà, a fronte di un investimento iniziale, un flusso di cassa positivo che negli anni potrebbe essere investito in iniziative che la comunità stessa ritiene necessarie opportuno, come il potenziamento degli impianti a fonti rinnovabili o interventi di efficientamento energetico.
Sempre sul tema comunità energetiche è intervenuta Svenja Bartels di Rödl&Partner, che ha approfondito gli aspetti contrattuali e le evoluzioni legislative dal 2018 ad oggi: per la piena operatività del nuovo regime mancano ancora i decreti in Gazzetta ufficiale e poi il coinvolgimento di ARERA, MITE, GSE (previsti per metà 2022).
L’emission trading è un argomento strettamente collegato con i temi energy management, sostenibilità e decarbonizzazione. Sebastiano Serra del MiTE ha parlato dei possibili meccanismi di riduzione delle emissioni per l’Italia, dell’importanza che le imprese realizzino interventi per ridurre le emissioni in ragione della riduzione progressiva delle quote gratuite e dell’incremento del prezzo delle quote sul mercato, e dei controlli in campo (ispezioni ed audit, obblighi di manutenzione).
Serra ha spiegato che la riduzione di emissione di CO2 viene spinta dal modo in cui le assegnazioni di quote sono distribuite in maniera ridotta da un anno all’altro e dal costo della quota. In Italia nella quarta fase (2021-2025) di applicazione della Direttiva circa 1.100 impianti ricadranno sotto l’ETS, dei quali circa 250 impianti sono piccoli emettitori e sono sottoposti ad un regime semplificato.
A chiudere i lavori è stata Valeria Caso di FIRE con il progetto ICCEE che si rivolge alle piccole e medie imprese, ma non solo, operanti nel settore alimentare. Il progetto mette a disposizione gratuitamente dei tool online utili per individuare e realizzare interventi per l’efficientamento energetico della filiera del freddo (cold chain).
Di seguito gli atti dell’evento:
Gli energy manager nella transizione energetica, Dario Di Santo – FIRE
L’evoluzione dei sistemi di gestione dell’energia, Livio De Chicchis – FIRE
Novità per la normativa tecnica, Antonio Panvini – CTI
L’efficienza energetica come fondamento per un percorso di sostenibilità, Davide Mariani – Alens
Efficientamento di un impianto per pastificio, Gianluca Rocco – Ziehl Abegg
Autoconsumo collettivo: un pilastro per la sostenibilità?, Marco Rossi – Viessmann
Comunità energetiche ieri e oggi, Svenja Bartels – Rödl&Partner
Emission Trading quarta fase e transizione ecologica, Sebastiano Serra – MiTE
Investire in efficienza energetica con Go Safe, Valeria Caso – FIRE
