Efficienza energetica nel settore dell’aria compressa

L’aria compressa viene adottata da buona parte delle utenze industriali ed ha un peso sui consumi elettrici complessivi che può variare da pochi punti percentuali fino al 20% ed oltre. In Italia l’uso di questa tecnologia assorbe circa l’11% di tutta l’energia usata nel settore industriale, il 32.9% potrebbe però essere risparmiato (fonte dati ed informazioni: Compressed air systems in the European Union, 2001, studio del Fraunhofer Institute, ADEME, ECE, Università degli studi dell’Aquila). Nell’intero ciclo di vita di un impianto ad aria compressa l’energia elettrica consumata costituisce circa il 75 % del costo complessivo. Visti i numeri sopra enunciati, risulta chiaro come questa tematica sia molto importante ai fini di un efficientamento energetico; inoltre, se si fa riferimento al ciclo di vita di un compressore (LCA) è riscontrabile che la spesa sostenuta per effettuare l’acquisto e la manutenzione è pari a circa al 25% mentre il restante 75% è legato ai consumo elettrici.

L’aria compressa è utilizzata per vari azionamenti ed operazioni, in generale viene applicata in:

  • Trasporto merci o per cuscini ad aria in utensili ad alta precisione
  • Asciugatura
  • Controllo di processo
  • Alimentazione di attrezzi
  • Comandi
  • Presse
  • Spruzzatori
  • Stampaggio
  • Imbottigliamento

Gli impianti esistenti sono spesso caratterizzati da prestazioni insoddisfacenti relativamente all’efficienza energetica, con un margine di miglioramento quantificabile fra il 10% ed 40%, per diversi motivi:

  • motori funzionanti a carico parziale per buona parte del tempo di utilizzo,
  • motori a bassa efficienza,
  • perdite sulla rete di distribuzione,
  • errato dimensionamento del gruppo compressore-motore
  • produzione di aria compressa a pressioni più elevati di quelle richieste,
  • usi impropri dell’aria compressa (ad esempio per la produzione di vuoto o per la pulitura quando è possibile ricorrere a metodologie più idonee, l’utilizzo di compressori in luogo di ventilatori, etc).

Una progettazione poco accorta dell’impianto, magari legata ad espansioni o contrazioni della domanda di aria compressa rispetto alla previsione iniziale, può comportare sprechi consistenti per la presenza di uno o più dei difetti menzionati. Attraverso un intervento correttivo è facile conseguire risparmi del 10-20% con tempi di ritorno molto contenuti.

I maggiori operatori del settore hanno iniziato ad offrire un servizio di fornitura dell’aria compressa negli ultimi anni, in base al quale all’utente viene messa a disposizione una certa portata d’aria a determinate condizioni di pressione, con l’azienda/ESCo che si preoccupa di individuare il modo migliore per produrla e distribuirla. In molte realtà aziendali può risultare una scelta conveniente, specie in mancanza di competenze interne nel campo dell’aria compressa.

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