Convegno FIRE sui certificati bianchi

Le problematiche ed i punti forza del nuovo decreto, il mercato e le opinioni degli operatori le principali tematiche affrontate nelle due giornate

Ha registrato grande successo la seconda edizione della conferenza FIRE dedicato alle novità sui Certificati Bianchi. Il pubblico, circa 300 presenze, ha seguito con interesse le due giornate dell’appuntamento, che ormai è un riferimento per gli operatori di settore.

Negli interventi istituzionali della mattinata del 7, dopo i saluti del presidente FIRE Cesare Boffa, l’ing. Rino Romani ha sottolineato che il meccanismo dei TEE è considerato una forma incentivante ottimale per lo Stato dal punto di vista costo-efficacia. Tra l’altro i certificati bianchi hanno contributo per circa il 50% al raggiungimento, registrato a fine 2011, degli obiettivi relativi all’efficienza energetica. Nelle specifico, sempre nel 2011, si è avuto un risparmio totale pari ad oltre 57 mila GWh e il contributo dei certificati bianchi è stato intorno ai 25 mila GWh. Per il futuro, l’obiettivo nazionale al 31 dicembre 2016 è di risparmiare 126 mila GWh (dai certificati bianchi si attende un contributo che si aggira intorno al 40-45%).
Le novità introdotte dal D.M. 28/12/12 e gli obiettivi nazionali sui TEE sono state trattate da Enrico Biele di FIRE che ha evidenziato soprattutto il ruolo affidato alle istituzioni tra le quali il GSE, nuovo soggetto di riferimento nel campo dei titoli di efficienza energetica. Aspetti più tecnici del meccanismo sono stati affrontati da Davide Valenzano del GSE che ha spiegato come fare per presentare i progetti sulla nuova piattaforma, che in breve, per i soggetti già accreditati presso AEEG consiste nell’utilizzare le credenziali di accesso già in loro possesso. Per i nuovi soggetti volontari, il GSE sta lavorando per permettere l’accesso al più presto. Anna Autore del GME ha invece evidenziato alcuni dati relativi al mercato dei TEE: il volume dei TEE scambiati a febbraio 2013 sono stati 69.341 per i titoli di tipo I, 683.888 per quelli di tipo II e 37.608 per quelli di tipo III.
Stefano D’ambrosio della FIRE ha quindi illustrato un’analisi dei progetti presentati con il metodo a consuntivo. Lo studio è stato realizzato dalla FIRE nell’ambito di una collaborazione con l’Unità Tecnica Efficienza Energetica dell’ENEA ed ha riguardato le proposte relative al periodo dal 2005 al luglio 2012. I progetti approvati dai valutatori ENEA, anche dopo n-integrazioni sono stati circa 600; pochi i progetti a cui è stato dato esito negativo, meno del 10% del totale. Un altro dato importante è che più del 95% dei TEE richiesti sono relativi al settore industriale. Anche una suddivisione per titoli evidenzia un forte ruolo di energia termica nel settore industriale, infatti i TEE II richiesti, per risparmi di gas naturale, sono stati circa 580.000, per i TEE I e per i TEE III risultano circa 400.000 titoli richiesti. Altro dato di interesse è quello fornito da Marco Baresi di Turboden, che, illustrando il progetto HREII demo, evidenzia come il potenziale teorico di recupero calore per generazione elettrica nei settori Energy Intensive è di oltre 500 MWe e circa 4 TWh/y con un volume d’affari circa 1,5 mld € (solo in Italia).
Il pomeriggio si è aperto con le problematiche legate al meccanismo. Si è dunque proseguito con i casi studio e le proposte di collaborazione proposti dagli sponsor dell’evento: Tholos, YouSave, Enel Distribuzione, Avvenia.
Durante la tavola rotonda, attesa dal pubblico poiché racchiudeva i principali attori istituzionali del meccanismo, Marcella Pavan dell’AEEG ha evidenziato le difficoltà dei distributori obbligati che vedono avvicinarsi la scadenza di maggio. La Pavan ha evidenziato anche la scarsa bancabilità dei progetti e la presenza di incertezze rilevanti sul futuro del meccanismo come l’aumento dei soggetti coinvolti nel sistema, le difficoltà di pianificazione di operatori e amministrazioni interessate ed il rischio di perdita di unitarietà della regolazione. Nel seguito del dibattito in cui sono intervenuti ENEA, GSE, RSE, GME, Federutility e Federesco, è emerso poi che la scheda tecnica non può essere considerata la soluzione a tutti i problemi degli operatori. L’obiettivo comune è comunque quello di seguire le esigenze del mercato e di crearne di nuove. Osservazioni sono state fatte anche sulle ESCO certificate, le sole società di servizi energetici che potranno partecipare dopo due anni dalla pubblicazione dell’atteso decreto del MSE sulla certificazione delle ESCO. Altro aspetto sono le verifiche nei vari siti industriali: spesso c’è un contesto di non accessibilità all’area da controllare. Dal punto di vista degli operatori è emerso che questi avrebbero voluto un decreto più coraggioso nell’assumere posizioni che sbloccassero alcuni nodi. Problema fondamentale (evidenziato in tutto il convegno) è quello di blocco del mercato, infatti, all’inizio i titoli erano abbondanti, ora il mercato soffre di una carenza degli stessi. Si produce quindi una perdita economica. Stefano Alaimo del GME, ha quindi evidenziato una pecca del mercato italiano dei TEE: non esiste una controparte unica a cui riferirsi e ciò allunga i tempi di attesa.
Ha chiuso i lavori Mauro Mallone del MSE, che ha sottolineato come il processo di realizzazione del decreto ha previsto il partire dalla SEN e dunque dal PAEE e dalla nuova direttiva sull’efficienza energetica. Si ritiene che con i certificati bianchi si copra il 35% degli obiettivi previsti dalla SEN stessa. Un 20% si intende coprirlo con gli incentivi ed in particolare con il conto termico.
La giornata dell’8 si è aperta con l’intervento di Nino di Franco dell’ENEA, che ha approfondito il tema delle linee guida per le PPM, ed è proseguita con il question time cui hanno partecipato MSE, GSE, ENEA, RSE (a breve sul sito FIRE sarà disponibile una sintesi).