Comunità energetiche e autoconsumo collettivo

Il concetto di comunità energetiche è stato affrontato per la prima volta dalla Legge 10/91, che ha aperto alla comunità delle imprese mediante una decentralizzazione verso la generazione distribuita, in particolare per l’energia elettrica. Con la liberalizzazione dei mercati dell’energia si è poi iniziato a riflettere sulle potenzialità della condivisione di energia anche per le comunità presenti sul territorio ma non strutturate in forma societaria, quali condomini, attività con partecipazione degli enti locali, centri commerciali con più operatori, opportunità purtroppo ostacolate dalla normativa.

La Direttiva 2018/2001, cosiddetta FER II, è intervenuta in tal senso chiedendo agli stati membri di favorire al massimo la possibilità di autoconsumare l’energia prodotta, anche collettivamente, e di normare giuridicamente le Comunità di energia rinnovabile, basate sulla partecipazione volontaria di soggetti situati “vicino” agli impianti, quali persone fisiche, enti locali, e imprese (purché non sia l’attività principale). Nello specifico, qualora si abbia un singolo edificio con una molteplicità di utenze (es. condominio) si parla di autoconsumo collettivo, mentre nel caso di insieme di utenti di diverso tipo (non energetici) si parla di comunità.

In attesa del recepimento della Direttiva, la conversione in legge del D.L. 162/2019 (“Milleproroghe”) ha anticipato l’introduzione di autoconsumo collettivo e comunità di energia rinnovabile. 

 

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