Certificati bianchi: tra complessità, revisioni ed aspettative il meccanismo cresce e promuove la competitività del sistema paese. In dieci anni scambiati 26milioni di certificati (TEE), 6 milioni nel 2013

 

Dal GSE arriva il dato che nel periodo giugno 2013-marzo 2014 (anno d’obbligo 2013) il Gestore ha rilasciato 4.852 TEE, pari all’88% dell’obiettivo 2013.

Spunti interessanti sono emersi anche dalla tavola rotonda delle Associazioni (cui hanno partecipato Anie, AIDI, Federazione Confindustria Ceramica e Laterizi, ANIE Energia, ANIMA, Assoesco, Federchimica, Federutility). L’elemento fondamentale emerso è che i certificati bianchi stanno aiutando le imprese a fare investimenti in efficienza energetica che altrimenti non sarebbero possibili e in questo modo offrono un importante aiuto in termini di competitività. Lo strumento non è stato ancora sfruttato adeguatamente ed è importante investire di più nella comunicazione e nell’informazione.

In linea generale il terziario è rimasto fuori dal meccanismo, si auspica pertanto che siano introdotti dei correttivi che consentano una maggiore partecipazione e il raggiungimento degli obiettivi previsti al 2020 per questo comparto.

Grande attenzione è stata rivolta alla direttiva europea sull’Efficienza Energetica  2012/27 e a come l’Italia si prepara a recepirla. Dalla tavola rotonda politico istituzionale cui hanno partecipato Laura Puppato del PD, Gianni Girotto di M5S, Mauro Mallone di MSE, Ignazio Abrignani di FI e Sebastiano Serra, MATTM è emersa la necessità di creare una continuità politica sia sul piano storico che di risultato relativamente alle azioni intraprese nel settore energetico. Legare le scelte egli indirizzi ad eventuali crisi politiche serve solo a destabilizzare il settore e renderlo poco competitivo e poco produttivo a livello italiano ed europeo. Si è sottolineato come il tema della coerenza delle politiche è essenziale per la stabilità di chi investe in efficienza energetica, è necessario quindi adottare scelte politiche che riescano a lavorare nella logica del medio lungo periodo ed accanto a ciò puntare sulle smart grid, sulla ristrutturazione efficiente degli edifici e sulle azioni, che devono essere valide anche a livello occupazionale. Altro tema emerso è quello della internalizzazione per le aziende dei costi in particolare di quelli ambientali e sanitari derivanti dalla produzione di energia da fonti fossili e l’importanza di stabilizzare l’ecobonus ed introdurre l’ecoprestito per supportare lo sviluppo del mercato. Tutti hanno concordato sul fatto che lo schema del Decreto di recepimento della direttiva europea contenga obiettivi minimali specie per le dotazioni economiche previste a sostegno dell’efficienza energetica che invece risulta un asset strategico nella SEN.

Commenta così sul tema ancora Dario Di Santo:  “Lo schema dei certificati bianchi ha prodotto ottimi risultati, e ancora meglio potrà fare in futuro se si continuerà a monitorarne l’andamento, intervenire sulle problematiche e favorire la partecipazione delle aziende e degli operatori di settore attraverso idonei programmi di informazione e momenti di confronto fra istituzioni e mercato. Quello che però ci auguriamo come FIRE è che la bozza di recepimento della direttiva sull’efficienza energetica sia modificata e resa più consistente. L’efficienza energetica è un asset strategico per il nostro paese, sia per alleviare il costo dell’energia per imprese e famiglie, sia per supportare la crescita della filiera attiva nell’offerta di tecnologie e servizi, potenziale fonte di occupazione e di competitività per l’Italia. Non è sugli sconti agli energivori che bisogna puntare, ma su una visione e una strategia di investimento in grado di fare rientrare i costi sostenuti attraverso gli oneri in bolletta”.