Atti del convegno: “Il mercato dell’efficienza energetica: evoluzione, orientamenti ed opportunità legate all’incontro fra gli attori”

Venezia, 19 e 20 ottobre2006
Isola di San Servolo

Gli orientamenti dei decisori nazionali in tema di politiche energetiche, tra cui le novità collegate alla bozza di revisione del D.Lgs. 192/05, gli esempi di best practices nei vari settori di interesse e l’attuale stato di avanzamento del meccanismo dei certificati bianchi sono alcuni dei temi affrontati durante il convegno svoltosi in due giornate a Venezia, nella suggestiva isola di San Servolo. L’incontro è stato inoltre un momento per raccogliere pareri ed opinioni relativamente ad alcuni temi di particolare interesse per i soci FIRE e gli energy manager.

Sessione I – 19 ottobre

“Una ragazza di 18 anni che ha aiutato molto i soci a partecipare attivamente alla definizione dell’evolversi della normativa, a definire i meccanismi di incentivazione, supportandoli nel difficile mondo dell’energia”. Così il prof. Boffa, presidente FIRE, ha aperto la prima sessione convegnistica, rendendo omaggio alla Federazione che proprio il 19 ottobre ha compiuto 18 anni di attività.
“Si può ancora migliorare e crescere” ha continuato Boffa, rivolgendo poi l’attenzione ad alcuni aspetti dello scenario energetico attuale, come l’accentuarsi del decentramento del settore energia; l’apertura del mercato, che ha dato vita a nuove iniziative e realtà in cui la FIRE è attivamente partecipe, prendendo parte a significativi progetti a livello locale e svolgendo un’azione di diffusione delle migliori esperienze nell’ambito della certificazione degli edifici o di programmi di incentivazione innovativi. Non di meno è da considerare il ruolo della UE, sempre più determinante, ma verso cui l’Italia, ed i suoi operatori di settore, svolge ancora un ruolo da spettatore più che da attore, soprattutto per ciò che riguarda la fase di disegno della normativa.
Il prof. Boffa ha sottolineato come la Federazione può aiutare le associazioni di categoria ad assumere un nuovo ruolo sia in fase di conoscenza e utilizzo di opportunità disponibili sul mercato, sia in fase di rappresentanza nell’ambito di tavoli ministeriali e comunitari. Altro aspetto emerso e a cui la FIRE sta cercando di far fronte anche nell’ambito del progetto E-Quem, è quella di avere consulenti specializzati e dunque anche energy manager soprattutto nel settore industriale e terziario. L’ultima osservazione ha riguardato la rete degli energy manager, non sfruttata adeguatamente fino ad ora dai Ministeri e dai Governi Regionali come strumento di condivisione di problematiche e soluzioni per la definizione di leggi, regolamenti ed incentivi, ed anzi spesso poco conosciuta.

Il secondo intervento è stato quello dell’ing. Dell’Oste dell’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas (AEEG), che ha tracciato un quadro sulle voci del prezzo di vendita dell’energia elettrica sottoposte a regolazione e sui criteri adottati dal Regolatore nel determinarle. In particolare il relatore si è soffermato sui pesi delle singole componenti e sul peso delle imposte per il gas e i derivati del petrolio e sui vantaggi connessi alla realizzazione di interventi di miglioramento dell’efficienza energetica.
Per quanto riguarda le linee di azione per il futuro, l’ing. Dell’Oste ha ricordato: la semplificazione dell’unbundling per le società energetiche, in particolare relativamente alla separazione contabile, la revisione delle tariffe domestiche, volta tra l’altro ad incentivare un uso razionale dell’elettricità, pur tutelando i clienti svantaggiati, e le possibili opzioni disponibili per garantire un’apertura completa del mercato elettrico lato domanda garantendo i clienti e stimolando la creazione di condizioni di concorrenza.

Il mercato dell’efficienza energetica è il tema trattato dal prof. Ugo Farinelli (AIEE), che ha introdotto alcune considerazioni sui meccanismi del mercato e dei certificati bianchi, ricordando che nei primi anni ’80 il sistema di mercato per l’efficienza energetica era l’Integrated Resource Planning (IRP), in base al quale si mettono sullo stesso piano l’offerta e la domanda di energia, ottimizzandole contemporaneamente. Successivamente, continua Farinelli, con la liberalizzazione del mercato, l’unbundling ha separato produzione, trasmissione e distribuzione, portando ad ottimizzare separatamente le varie componenti: in questo contesto i certificati bianchi possono svolgere un ruolo determinante.
L’esposizione si è poi concentrata sull’Italia, abbastanza allineata con altri Paesi europei dal punto di vista delle potenzialità di risparmio, sia come aspetti tecnologici, sia come aspetti legislativi, ma con situazioni in cui si registrano note negative, come per l’energia spesa per riscaldare un edificio rapportata al numero di gradi-giorno, indicatore che ci vede in posizione sfavorita rispetto ad altre realtà. A tale proposito occorre però ricordare che i fattori climatici limitano la convenienza economica nel realizzare alcuni interventi nel nostro Paese: i dati vanno sempre confrontati con senso critico.
Farinelli ha concluso mettendo in evidenza che finora solo una piccola parte dei certificati bianchi è stata scambiata sul mercato con contrattazioni aperte; nella maggior parte dei casi, vi sono state contrattazioni bilaterali a priori tra i distributori e le ESCO, oppure interventi fatti dai distributori direttamente o attraverso ESCO da loro controllate. Inoltre, solo il 5% degli interventi che hanno dato luogo a certificati bianchi ha riguardato l’industria; il resto riguarda il settore civile (terziario e domestico).

Successivamente ha preso la parola l’ing. Contaldi (Apat), che ha fatto il punto della situazione sull’applicazione della direttiva sull’emission trading, partita nel gennaio 2005 interessando solo alcuni settori industriali ed alcuni processi coperti dall’Annex I dell’ EU-ETS. Coinvolgendo oltre 11.000 impianti, l’emission trading crea un mercato di permessi ad emettere, con lo scopo di abbattere la CO2 dove è più conveniente economicamente. Il relatore ha quindi spiegato il sistema europeo di scambio delle quote di emissioni, all’interno del quale gli operatori monitorano le loro emissioni, restituendo entro le scadenze fissate il totale delle quote emesse, controllate entro il 30 aprile da un verificatore accreditato.
I dati di consuntivazione del primo anno di applicazione del meccanismo mostrano che molti Paesi membri hanno adottato Piani di Allocazione piuttosto favorevoli e facili da rispettare, mentre l’Italia ha individuato un’allocazione inferiore alle necessità, che ha comportato la necessità di reperire quote sul mercato, ma non per tutti i settori industriali soggetti all’obbligo. Si prevede, comunque, che le emissioni di gas serra fino al 2020 sono sempre crescenti, così per fronteggiare l’evidente non rispetto degli impegni di Kyoto sono state previste diverse azioni, sia a livello UE, dove si progetta di estendere la Direttiva emission trading anche al settore chimico-petrolchimico ed agli altri gas serra (metano, protossido di azoto, perfluorocarburi), sia nazionale. Conciliare gli obiettivi di Kyoto con la competitività delle imprese italiane, sottoposte ai costi dell’emission trading in modo non omogeneo sarà la vera sfida.

Un argomento di particolare interesse in questi giorni, la bozza di revisione del nuovo D.Lgs. 192/05, con le principali modifiche apportate al vecchio testo, è stato trattato dall’ing. Picchilutto (FIRE), partecipante al gruppo tecnico ministeriale sul decreto stesso. Le novità prevedono principalmente una riduzione dei consumi energetici in edilizia, un maggiore impulso verso l’utilizzo delle energie rinnovabili sugli edifici, nonché un rafforzamento della struttura normativa nel campo della certificazione energetica degli edifici. Agli allegati, in parte ritoccati, se ne aggiunto uno (allegato M) che contiene il sunto delle norme tecniche applicabili. Di rilievo il fatto che non risulta modificata in modo apprezzabile la normativa sul controllo e la manutenzione degli impianti, che ha portato incertezza operativa nel settore pubblico e privato.
Per ciò che riguarda il fabbisogno di energia primaria, che rimane legata al rapporto di forma dell’edificio, la tabella, prima unica, viene sostituita con una nuova tabella con dei valori più stringenti e con la definizione di ulteriori riduzioni valide per gli anni successivi al 2008. Vengono inoltre definite tabelle analoghe espresse in kWh/m3 per gli edifici non ad uso residenziale (industriale e terziario quindi). Di particolare interesse il fatto che, nell’ambito della procedura semplificata di progettazione degli edifici con rapporto fra superficie trasparente ed opaca #lt; 0,15, nelle zone climatiche D, E ed F viene stabilito l’obbligo di installazione di caldaie con rendimento termico utile a carico parziale del 30% maggiore o uguale a 89 + 3 log Pn (ovvero ****). Un ruolo particolare viene riservato dal D.Lgs. agli EE.LL. che avranno l’obbligo allo sviluppo entro il 31/12/2008 di un programma di riqualificazione energetica del parco immobiliare del territorio di competenza.

L’ing. Di Santo (FIRE) ha chiuso la prima sessione convegnistica illustrando alcune evoluzioni e novità che interessano la FIRE ed i suoi soci. Dopo aver tracciato un breve escursus storico della Federazione, il progressivo passaggio della struttura interna da risorse di personale messe a disposizione dall’ENEA a risorse proprie, le attività avviate e/o rafforzate negli ultimi anni (convegni, corsi di formazione FIRE e ENEA-FIRE, l’attivazione del master ERM (Energy Risk Management), collaborazioni con l’ENEA, associazioni di settore e industriali, partecipazione a progetti europei, nonché a a fiere, a comitati scientifici di manifestazioni sull’energia), Di Santo ha sottolineato come le attività di condivisione delle problematiche e di casi studio, insieme alla possibilità di contribuire alla redazione di articoli di legge, sono considerate dalla FIRE fra le più importanti. Per questo si cercherà di potenziare l’offerta di convegni, seminari e tavoli di lavoro e di introdurre nuovi servizi collegati.
Tra le novità: nuovi corsi e nuove collaborazioni in via di definizione per l’anno prossimo, nuove quote associative per il 2007, nuovi strumenti che saranno resi disponibili ai soci (in funzione della categoria associativa).

Sessione II – 19 ottobre

L’esperienza di ABI Energia è stata portata in aula da Giorgio Recanati e Francesca Rosati, che hanno aperto i lavori del pomeriggio. Dopo aver presentato il Consorzio e definito le finalità, ossia principalmente quella di ottimizzare la gestione e l’utilizzo dell’energia nelle banche, hanno parlato delle due attività avviate parallelamente: una rivolta alle banche piccole minori, con le quali ABI ha attivato delle convenzioni di acquisto, strutturate tramite un accordo quadro standard, stipulato con il fornitore e contenete la definizione delle linee guida e delle condizioni economiche. In relazione alle quote di energia acquistata dalle banche posizionate sul mercato vincolato, il risparmio annuo ottenibile è pari a circa 5 milioni di euro. Per quanto riguarda i grandi gruppi bancari ABI Energia ha invece avviato nel corso del 2005 un progetto volto al miglioramento delle condizioni economiche di fornitura di energia elettrica praticate a tali banche (8 in totale), che ha portato risparmi aggregati stimati in circa 6 milioni di Euro ed uno sconto sulla componente CCA fino all’11,4%.
Tra gli altri temi trattati, si è fatto riferimento all’attività di formazione avviata da ABI Energia sulla informazione e sensibilizzazione della conoscenza utile al corretto utilizzo e gestione dell’energia in Banca. Sono stati quindi realizzati due corsi: “Introduzione all’Energy Management”, che ha visto la partecipazione attiva della FIRE, e “La Postazione di lavoro in Banca tra Risparmio Energetico ed Ergonomia”.

Successivamente è stato il turno dell’ing. Cavanna (Finmeccanica), che ha presentato le aree di attività del gruppo, le sedi a livello nazionale ed europeo, in tutto circa 80 siti. Finmeccanica ha creato una società ad hoc di share service, che si occupa di energia, ma in generale svolge la sua attività anche nel settore tecnologico e legato alla logistica (a favore degli stabilimenti del gruppo dotati di magazzini da integrare a livello nazionale ed internazionale).
Le motivazioni per cui Finmeccanica ha investito nel settore energia sono collegate alle dinamiche del territorio, al mercato libero, alle novità legislative a livello europeo ed alla presenza sul mercato di nuovi attori e delle ESCO. L’intento aziendale è quello di contenere la spesa energetica, facendo leva sull’offerta e sui volumi, al fine di raggiungere precisi obiettivi economici, e mantenere vivo l’interesse verso le tematiche ecologiche ambientali, sulle quali si sta scrivendo il primo rapporto ambientale di gruppo. L’approccio è passato poi alla realizzazione di diangosi energetiche presso i principali stabilimenti delle aziende del gruppo ed all’attivazione di un piano di investimenti per interventi di efficienza energetica.

L’ing. Grattieri (CESI Ricerca) è poi intervenuto al posto del dott. Capozza (CESI Ricerca), per presentare l’attività societaria, in particolare per ciò che riguarda la ricerca di sistema con natura applicativa e prospettiva di lungo termine, a beneficio degli utenti del Sistema Elettrico Nazionale.
Grattieri ha illustrato il programma di Attività 2006 – 2008 ed in particolare il progetto: “USI FINALI – Tematica Domanda Elettrica”. Delle fasi previste dal progetto sono stati illustrati i risultati di quella portata avanti con la collaborazione della FIRE: “Organizzazione della domanda e valorizzazione dell’offerta di tecnologie e di servizi avanzati”. L’indagine si svolge attraverso un questionario visionabile sul sito FIRE, consultazioni tramite interviste, incontri orientativi su determinate tecnologie, rivolti agli Energy Manager di imprese/unità locali nei comparti industriali più energivori e con maggiore tasso prevedibile di sviluppo. Lo scopo è quello di studiare gli strumenti ed i metodi per far incontrare la domanda e l’offerta di tecnologie e di servizi avanzati.
Dai primi due incontri orientativi sui motori elettrici e sulla cogenerazione sono emerse alcune considerazioni interessanti, come problemi con le procedure di qualificazione dei motori elettrici, mancanza di campagne di sensibilizzazione agli utenti, ma soprattutto ai produttori di sistemi industriali, scarsa fiducia nel mondo delle ESCO, mancanza di consulenti validi ed esperti nei processi industriali, procedure autorizzative inutilmente sfavorevoli.

Il quarto intervento è stato quello dell’ing. De Renzio (FIRE), che ha presentato alcuni dei progetti europei a cui FIRE partecipa: EUROCONTRACT, per la promozione delle ESCO (il cui livello qualitativo in molti casi, e dei servizi da loro offerti, è ben lontano dagli standard che sarebbero necessari) e dell’Energy Performance Contracting, ed E-QUEM, per la Qualificazione dell’energy manager.
Per ciò che riguarda il primo, fa parte del programma europeo “Intelligent Energy for Europe” e terminerà nel dicembre del 2007. L’obiettivo principale è la promozione e l’ampliamento del mercato dei servizi energetici in Europa, mediante lo sviluppo di appropriate modalità contrattuali condivise nei contratti di fornitura di servizi energetici a prestazione con garanzia di risultati. A ciò si affiancano attività di elaborazione e diffusione di documenti e procedure standardizzate inerenti alla qualità dei servizi prestati ed alla relativa certificazione.
Il secondo progetto, E-QUEM, ha come obiettivo principale la qualificazione dell’offerta della nuova professione del “Tecnico esperto in gestione dell’energia”, attraverso un sistema di certificazione delle competenze, basato su un processo di formazione continuo on-line. La durata del progetto, che come EUROCONTRACT conta della partecipazione FIRE, è triennale, a partire dal 2005. Le due principali attività del progetto sono: la promozione di una norma europea con la definizione dei requisiti professionali minimi e delle competenze richieste, e la conseguente definizione di una procedura di certificazione da parte di un organismo terzo accreditato. La FIRE ha in corso le procedure per chiedere l’accreditamento alla certificazione.

L’ing. Forni (FIRE) ha dunque proseguito il discorso su E-QUEM, descrivendo i primi risultati raccolti ed elaborati del questionario proposto agli energy manger italiani, attraverso cui si è cercato di capire la posizione ideale del responsabile per l’uso razionale dell’energia, le sue mansioni e la percezione che lo stesso ha delle richieste da parte della committenza.
È emerso che l’83% di coloro che ha risposto è inserito in una posizione che permette di avere un ruolo propositivo e di indirizzo; il 60% riveste una posizione di quadro o funzionario di ufficio tecnico; il 62% non ha un budget che può utilizzare per interventi di razionalizzazione energetica.
Forni, ha poi ha presentato altre indagini FIRE come quella sul Pellet, ancora in svolgimento, da cui emerge che molti venditori offrono pellet certificato, ma che non offrono altri servizi o combustibili se non in rari casi, nonché due indagini, che saranno attivate a breve, sui consumi delle università e sulle condizioni delle forniture energetiche.

L’ing. Persichini, che ha recentemente concluso una tesi alla FIRE, ha quindi illustrato sinteticamente il suo lavoro: “Analisi economica degli impianti di microcogenerazione nel settore residenziale”, in cui si è cercato di verificare la convenienza economica delle macchine adatte a piccoli condomini e ad utentze monofamigliari. I risultati sono incoraggianti nell’ipotesi di diffusione delle applicazioni su larga scala, mentre per quantità limitate molto dipenderà dall’evoluzione della legislazione, delle norme ambientali e della normativa tecnica ed autorizzativa.

Il dott. Zingale, ha poi descritto le attività dell’Agenzia per l’Energia di Venezia, rivolte ad avviare nella città lagunare un sistema energetico sostenibile. Si prevede di raggiungere tale obiettivo attraverso un quadro di pianificazione energetico ambientale urbano e, più nello specifico, attraverso un piano d’azione per la produzione locale di energia, l’utilizzo delle tecnologie efficienti, lo shift fra combustibili fossili e lo sfruttamento delle energie rinnovabili. Per ciò che concerne il ruolo dell’Agenzia nelle attività di energy management, questo si esplica tra l’altro con la realizzazione diretta di progetti pilota e dimostrativi e con il monitoraggio e feedback dei risultati a favore del Comune. Si prevede di produrre energia efficiente attraverso la trasformazione ad assetto cogenerativo delle grandi 4 centrali termoelettriche prossime all’area urbana. Da tali centrali si pensa di recuperare potenza termica per 27 MW. Inoltre i tecnici dell’AGIRE stanno lavorando con l’energy manager del Comune per riattivare i 6 impianti di mini-cogenerazione comunali (piscine, centri culturali, uffici).
Zingale ha illustrato il progetto dimostrativo per la diffusione delle lampade fluorescenti ultra-compatte per il retrofit di lampadari storici di Murano, presenti in almeno 500 grandi palazzi storici, fra cui il Municipio a Ca’ Farsetti. Tra gli altri interventi in programma ricordiamo la “solarizzazione” del terminal del Tronchetto con un impianto fotovoltaico semitrasparente, integrato nei tetti e nelle facciate vetrate ed un piano per la diffusione del Biodisel.

L’ing. Ferro ha poi descritto nell’intervento successivo gli interventi di risparmio per l’efficienza energetica promossi dall’amministrazione comunale di Padova. Tra questi ha puntato l’attenzione sulla diagnosi energetica e la pianificazione degli interventi, sulla Certificazione energetica di Palazzo Sarpi, sui settori impiantistici di intervento per il miglioramento nell’illuminazione e riscaldamento ambientale.
Tra gli interventi in fase di realizzazione sull’illuminazione si segnalano la sistemazione degli impianti con sostituzione dei trasformatori a bobina mobile con regolatori statici elettronici, la messa a norma dei quadri elettrici di alimentazione, la sostituzione delle lampade a bassa efficienza con lampade ad alta efficienza con cui si prevedono 3.853 tonnellate di emissioni annue di CO2 evitate. Per ciò che riguarda gli edifici è prevede la possibilità di intervento sulla qualità degli impianti e delle strutture, sulla gestione dei consumi e sui contratti di fornitura.
Ferro ha fornito infine alcuni dati riguardanti i consumi elettrici e termici delle scuole di Padova e i risparmi ottenibili con gli opportuni interventi.

La seconda esperienza sul campo in tema di realizzazioni e progetti futuri per il risparmio energetico è stata tracciata dall’ing. Capezzuto (Comune di Bari). Dopo aver descritto il ruolo dell’energy manager e i suoi compiti, tra cui l’analisi della situazione energetica del patrimonio comunale e la predisposizione di studi di fattibilità di interventi di razionalizzazione energetica, ha posto l’attenzione anche sulle problematiche legate a tale figura e sul D.Lgs. 192/05, che istituisce l’obbligo per gli Enti soggetti di integrare la relazione ex art. 28 legge n. 10/91 con una attestazione di verifica sulla applicazione della norma, redatta dal responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia nominato. Tale attività è già stata avviata dal Comune di Bari. Poi ha parlato nello specifico Comune, che fin dal 1995 ha un ufficio energia, diventato poi anche “Sicurezza degli Impianti”, con a capo l’energy manager.
Sulla base degli interventi avviati in questi anni si prevede che il risparmio di energia elettrica per gli usi elettrici obbligati previsto al 2012 risulti di 5.946 tep e in 1.181 tep il risparmio di energia derivante dall’installazione dei collettori solari per la produzione dell’acqua calda sanitaria nell’80% delle abitazioni mono e bifamiliari baresi.

Sessione III – 20 ottobre

L’ing. Tomassetti ha aperto la seconda mattinata del convegno facendo delle osservazioni sull’andamento dei lavori convegnistici e sulle modifiche alla 192/05, dopodichè ha passato la parola all’ing. Di Santo. Dopo aver esposto il meccanismo previsto dai D.M. del 20 luglio 2004, il relatore ha illustrato i punti fondamentali del meccanismo, evidenziandone opportunità e criticità, ed ha riportato alcuni spunti che avrebbe dovuto illustrare l’ing. Novelli, impossibilitato a partecipare. Tra questi si segnalano i finanziamenti agli audit energetici previsti dal meccanismo, che a breve saranno messi a disposizione di Regioni ed Enti Locali per la realizzazione di diagnosi energetiche presso edifici pubblici, il decreto di recepimento della direttiva 2004/8/CE sulla cogenerazione, all’interno della cui bozza è stato posto un primo punto per cercare di risolvere i problema dei titoli 3, l’intenzione del legislatore di rafforzare il meccanismo.
Di Santo ha poi espresso alcune considerazioni sui costi dei vari meccanismi di incentivazione dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili, evidenziandone i differenti costi a parità di risultato e sottolineando l’importanza di monitorare gli effetti dei provvedimenti, affinché si ottengano i benefici attesi in termini di creazione del mercato, di sviluppo dell’imprenditoria e di nuovi posti di lavoro e di riduzione dei costi.

Successivamente l’ing. Caizzi (AEEG) ha parlato del bilancio sulle domande presentate nel primo anno e mezzo di attività del meccanismo dei titoli, tenendo presente alcuni elementi contestuali, come l’intensità energetica finale del PIL, con correzione climatica, che per l’Italia non è scesa considerevolmente negli anni (nel 1993 era pari a 0,127 mentre nel 2003 a 0,128 ktep/Euro95) o ancora gli aspetti critici nell’adeguamento delle reti (elettricità) e della capacità di approvvigionamento (gas naturale). Dopo il primo anno di attuazione sono stati certificati risparmi pari a circa 286.000 tep (75% per minori consumi di energia elettrica, 21% per minori consumi di gas naturale, 4% per riduzione di altri consumi), rispetto ad un obiettivo annuale (2005) di circa 156.000 tep.
L’attenzione viene posta sulle tre metodologie di quantificazione dei risparmi adottati dall’AEEG: standard, analitica ed a consuntivo. Per questi ultimi i risparmi sono calcolati in base ad un completo piano di monitoraggio, che tiene in debita considerazione tutti i fattori esterni che possono influenzare il risparmio.
Viene messo in rilievo un dato: degli oltre 700 soggetti accreditati solo il 10% circa ha richiesto ed ottenuto il rilascio di TEE. Dunque l’accreditamento è stato inteso dagli operatori del mercato solo come un’appartenenza ad un elenco. Inoltre, il mercato dei TEE, attivato da marzo 2006 da parte del GME, registra volumi di scambi ancora relativamente modesti (prevalenza di scambi bilaterali).

Sul Mercato dei Titoli di Efficienza Energetica è intervenuto l’ing. Alaimo (GME). Partendo dai compiti assegnati al GME nell’ambito dei D.M. 20 luglio 2004, tra cui l’organizzazione della sede di negoziazione e emissione dei TEE, ha poi continuato affermando che al 10 ottobre 2006 gli operatori iscritti al registro dei TEE sono 141, dei quali: 34 distributori, 100 Esco e 7 traders, mentre il numero totale di TEE scambiati complessivamente è stato di 159.143. Facendo un raggruppamento in classi delle ESCO in base ai titoli di tipo I posseduti, solo 3 hanno un portafoglio di più di 10.000 TEE, mentre per il tipo II gli operatori sono tutti in possesso di volumi più piccoli. Dunque l’offerta risulta estremamente frammentata e ciò può spiegare il volume di scambi sul mercato ridotto rispetto alle potenzialità, nonostante i vantaggi per i venditori nell’operarvi. La differenza tra le quantità disponibili di titoli di tipo I (358.603) e quelle di titoli di tipo II (83.840) si è riflessa nei prezzi di mercato (prezzo medio 76,73 vs 93,91 €). La situazione dei titoli emessi rispetto a quelli previsti dall’obbligo 2006 è quasi in pari, anche se, come osserva Alaimo, con l’attuale sistema di rimborsi tariffari i progetti di risparmio di energia primaria non sono incentivati. Non si riscontra al momento interesse a scambiare i titoli di tipo III, a causa dell’assenza di recupero tariffario per i distributori.

Il penultimo intervento è sui progetti a consuntivo e viene esposto dall’ing. Romani (ENEA). L’Accordo ENEA-AEEG, istituito ad inizio 2006, prevede che L’Autorità si avvalga dell’ENEA per l’attività di valutazione e certificazione dei risparmi energetici conseguiti o conseguibili dai distributori di gas o energia elettrica, dalle ESCO e dai consumatori finali. L’attività prevede un supporto delle decisioni in merito all’approvazione di proposte di progetto e programma di misura, una verifica tecnica finalizzata alla quantificazione dei risparmi conseguiti dai progetti ed un controllo volto a verificare la correttezza e veridicità delle dichiarazioni rese dai titolari dei progetti. L’ultima fase prevede uno studio e proposta di nuove schede tecniche standardizzate e analitiche.
L’ENEA ha iniziato, avvalendosi di circa 41 esperti nelle varie tecnologie, il processo di valutazione dei progetti. Da tale attività si evince, tra l’altro, che le ESCO stanno cominciando ad apprezzare i vantaggi delle proposte a consuntivo rispetto alle schede in termini di flessibilità, almeno per tecnologie come la cogenerazione in campo industriale. L’ing. Romani ha infine accennato alle possibilità allo studio da parte dell’ente per cercare di semplificare le attività degli operatori, relativamente soprattutto ai concetti di baseline e addizionalità.

L’ing. Picchiolutto ha chiuso i lavori ricordando che le osservazioni venute fuori dal convegno possono essere portate da FIRE nei tavoli decisionali normativi e non solo e riportando alcuni spunti di riflessione relativamente alla proposta di revisione del D.Lgs. 192/05. Fra esse, ad esempio, le nuove indicazioni sull’isolamento termico e sulla reale applicabilità dei valori indicati nel decreto, l’opportunità di fissare i rapporti massimi fra la superficie trasparente e quella opaca per gli edifici (che sembrano rendere impossibile la realizzazione di un edificio in vetro), piuttosto che un limite sul fabbisogno energetico, con libertà di progettazione in tale ambito e la determinazione di standard obbligatori per alcuni indici di qualità costruttiva. Altri spunti vengono dalle nuove indicazioni sulle energie rinnovabili, per le quali si propone di fissare standard obbligatori (ad es. percentuale di copertura del fabbisogno energetico) a favore di alcune ben definite F.E.R., più economicamente convenienti, al fine di promuoverne l’utilizzo, e sulle indicazioni sulla Certificazione Energetica degli Edifici.

Dibattito

Durante le due giornate ci sono stati diversi momenti di dibattito durante i quali sia i partecipanti al convegno che i relatori hanno espresso considerazioni e punti di vista. Di seguito si riportano alcuni spunti:

  • Si è osservato, che il mercato dei titolo dovrebbe considerare anche i consumatori. Ad esempio l’acquisto di elettrodomestici di classe A è più alto rispetto a quelli tradizionali, bisognerebbe dunque cercare un metodo di incentivazione (che potrebbe consistere ad esempio nella messa a punto di campagne la rottamazione dei vecchi elettrodomestici).
  • Ci si è posti il problema se può esistere un rischio di offerta dei titoli che superi la domanda, ma ad oggi questo non è un problema considerando anche il grosso blocco dei progetti 2001 – 2004
  • Sono state avanzate critiche alla difficoltà dell’implementazione del meccanismo nell’industria. In realtà gli interventi previsti dai decreti si riferiscono anche al settore industriale, che non hanno un obbligo a realizzarli; sostanzialmente sono le ESCo che dovrebbero proporre alle industrie il risparmio, ma attivare questo meccanismo non è semplice.
  • Riguardo al nuovo 192 e alla Certificazione energetica, si avverte la necessità esperti in diagnosi energetiche, poiché la C.E. negli edifici esistenti si svilupperà (con onere a carico del venditore o del locatore ed in caso sia di vendita che di affitto) a cominciare dal 2007.
  • Si è poi sollevato il problema delle zone climatiche, delineate nel decreto e che mancano totalmente in altri Stati europei. Ciò provoca che nella stessa nazione si riscontrano problematiche differenti in base alla zona; gli ingegneri del nord sono ad esempio più interessati al riscaldamento, mentre quelli del sud al raffrescamento, aspetti che dovrebbero essere presi in considerazione dal nuovo 192.
  • Si registra nelle strutture comunali mancanza di addetti che applichino le leggi sull’efficienza energetica degli edifici e che abbiano una preparazione adeguata riguardo gli aspetti e i problemi termotecnici degli edifici e degli impianti. A ciò si affianca una scarsa attenzione del settore immobiliare complessivo verso gli aspetti energetici e la mancanza di coinvolgimento degli ordini professionali rispetto alle attività degli energy manager iscritti.
  • Riguardo la figura dell’energy manager, è stato notato che bisognerebbe condividere le esperienze italiane dei responsabili per l’uso razionale dell’energia con i patner europei, anch’essi raggruppati in reti di energy manager, che non sono organizzati come la rete italiana e non hanno un organo come FIRE a coordinarle.

Prima sessione

Introduzione– Cesare Boffa, FIRE

Le iniziative del Regolatore in tema di tariffe– Egidio Fedele Dell’Oste, AEEG

Il mercato dell’efficienza energetica– Ugo Farinelli, AIEE

L’applicazione della direttiva sul’emission trading– Mario Contaldi, APAT

Il cammino del decreto legislativo 192/05– Sandro Picchilutto, FIRE

La FIRE per i soci, la FIRE grazie ai soci– Dario Di Santo,FIRE

Seconda sessione

L’Esperienza dei Consorzi per il terziario–  Francesca Rosati – Giorgio Recanati, ABI Energia

Energy Management nel gruppo Finmeccanica– Mattia Cavanna,Finmeccanica

Le opportunità legate alla Ricerca di Sistema– Walter Grattieri, CESI Ricerca

Eurocontract, E-QUEM, indagini settoriali– Mario De Renzio, FIRE

Le indagini FIRE– Daniele Forni, FIRE

Analisi economica degli impianti di microcogenerazione nel settore residenziale– Elena Persichini

L’esperienza dell’Agenzia per l’energia di Venezia– Luca Zingale, AGIRE

Le azioni attuate nel comune di Padova– Ferruccio Ferro, comune di Padova

L’esperienza del comune di Bari– Pasquale Capezzuto, comune di Bari

Terza sessione

Introduzione al meccanismo dei TEE– Dario Di Santo, FIRE

Bilancio sulle domande presentate e primi dati 2006– Andrea Caizzi, AEEG

I risultati delle contrattazioni nel mercato del GME– Stefano Alaimo, GME

Domande a consuntivo e nuove schede– Rino Romani, ENEA

Gli Energy Manager nel percorso di attuazione delle direttive 2002/91/CE e 2006/32/CE– Sandro Picchiolutto, FIRE