Teleriscaldamento solare

La Direttiva Europea 2009/28/CE sulle rinnovabili e il relativo decreto legislativo di recepimento a livello nazionale (D.Lgs. 28/2011) “costringono” il solare termico a dare un contributo sui consumi finali di energia pari a 1,6 Mtep/anno al 2020, corrispondenti a un parco installato totale di circa 26 milioni di m2, pari a più di 18 GWth. Per centrare questo obiettivo, è necessario che si realizzino non solo impianti per acqua calda sanitaria nel settore residenziale, ma anche sistemi di taglia molto più estesa come, ad esempio, quelli integrabili nelle reti di teleriscaldamento.

Questa applicazione introduce diverse sfide tecnologiche e di progettazione, tra le quali il funzionamento a temperature più elevate rispetto ad un normale sistema per ACS, oppure la necessità di progettare accuratamente impianti con un gran numero di collettori. In particolare il campo di temperature di funzionamento della rete va studiato in maniera approfondita, in quanto da questo dipende l’efficienza di funzionamento dei collettori solari termici: nei casi più recenti si parla di temperature di mandata comprese tra 80 e 120 °C e di temperature di ritorno comprese tra 55 e 70 °C.

Tra i benefici che questa tecnologia produce nei confronti dell’industria del teleriscaldamento si annoverano:

  • riduzione del consumo di combustibile con diversificazione delle fonti energetiche;
  • combustibile “gratuito” e a zero emissioni;
  • affidabilità di funzionamento e tempo di vita elevato della tecnologia;
  • maggiore accettabilità di nuovi impianti da parte di enti locali e cittadinanza;
  • rispetto delle normative sui requisiti minimi di produzione da fonti rinnovabili;

Dopo circa 30 anni di esperienze estremamente positive in Austria, Danimarca, Germania e Svezia, il “Solar District Heating” (SDH) si sta affacciando prepotentemente anche in Italia: molte utilities del settore vedono il solare termico come una interessante e appetibile alternativa all’attuale cospicuo utilizzo di combustibili fossili, in modo da contenere sia i costi di esercizio sia l’impatto ambientale della generazione del calore da distribuire.

L’impianto di Varese

E’ cosi che a Varese è stato realizzato il primo impianto solare termico integrato in una rete di teleriscaldamento di tutta l’Europa meridionale; si tratta di un impianto di taglia inferiore a quella degli omologhi realizzati in Europa centrale e paesi scandinavi, ma il solare termico raggiunge una dimensione di circa 1000 m2, con 73 collettori di circa 14 mciascuno installati con un inclinazione di 35° sul piano orizzontale. La producibilità presunta dell’impianto si attesta sui 450 MWh/anno, per lo più destinati al riscaldamento dell’acqua di reintegro dalla rete; qualora non vi fosse domanda di calore per il reintegro, l’impianto può riscaldare uno dei due serbatoi di accumulo dell’acqua calda.

La realizzazione dell’impianto ha beneficiato dell’incentivo in conto termico commisurato ai metri quadrati installati: trattandosi di un impianto di grande taglia, l’incentivo annuale da corrispondere vale 54.450 € per un periodo di beneficio di 5 anni. In base a ciò, dai calcoli finanziari, risulta un VAN (Valore Attuale Netto) di circa 50.000 €, un TIR (Tasso Interno di Rendimento) di poco inferiore all’8,5% e un tempo di ritorno di circa 9 anni.

Sebbene il contributo del solare sul fabbisogno totale di rete sia piuttosto contenuto (circa l’1% su base annuale), quest’impianto pilota consentirà alle utilities di prendere confidenza con questa tecnologia e pensare a sviluppi futuri.

Approfondimenti

Corso di formazione sul teleriscaldamento da solare termico del Solar District Heating