Teleriscaldamento a biomasse

Il teleriscaldamento permette di usare differenti tipologie di combustibili: solitamente il calore viene prodotto in una centrale di cogenerazione termoelettrica a gas naturale o a biomassa, oppure sfruttando il calore proveniente dalla termovalorizzazione dei rifiuti solidi urbani (RSU). Altre fonti di energia rinnovabile impiegate per il teleriscaldamento sono la geotermia (in Italia a Ferrara) ed il solare termico.

Quando si usano combustibili localmente disponibili possono nascere particolari sinergie col territorio. E’ questo il caso del teleriscaldamento italiano nelle aree montane e dell’associata filiera bosco-energia. Le zone montane italiane, in genere, anziché metano utilizzano prevalentemente gasolio o legna come fonte primaria per la produzione di calore.

Il teleriscaldamento a biomasse è da considerare una tecnologia complementare e non antagonista alle caldaie domestiche a biomassa. Negli impianti di teleriscaldamento, con caldaie a griglia, si possono bruciare tutti gli scarti della filiera del legno, anche molto umidi e con basso potere calorifico. Nelle caldaie a legna delle abitazioni invece tali scarti non sono utilizzabili; si deve bruciare legno secco e di qualità, in pezzi di dimensioni adeguate, o scegliere caldaie a pellets se si vuole automatizzare l’impianto, evitando di doverlo rifornire continuamente (anche più volte al giorno nella stagione invernale). Legname con tali caratteristiche assicura infatti un minore ingombro a parità di massa secca bruciata (e quindi a parità di effetto utile), una combustione più regolare ed un trasporto/stoccaggio più semplice. Questa variabilità nell’alimentazione degli impianti a biomasse può permettere di sfruttare tutti i prodotti della manutenzione del bosco: gli scarti (rami, cortecce, radici, …, anche molto umidi) per il teleriscaldamento dove esista un adeguato bacino di utenza, i tronchi secchi e gli scarti pellettizzati per le abitazioni isolate.

I residui (della pulitura dei boschi, delle colture agricole, delle segherie, …), senza un impianto alimentato a biomasse, verrebbero smaltiti in altro modo: se lasciati all’aria produrrebbero la stessa quantità di CO2 immagazzinata durante l’accrescimento, se la fermentazione avvenisse in assenza di ossigeno si produrrebbe invece metano, il cui contributo come gas serra è 21 volte (in peso) quello della CO2 (IPPC 1996). Se tali residui vengono smaltiti nelle industrie (cartiere) impongono spesso costi di trasporto (economici e ambientali) non indifferenti.

Affinché si possa ipotizzare di costruire un impianto di teleriscaldamento a biomassa, occorre che siano soddisfatti i punti seguenti.

  • presenza di un aggregato di case e/o attività che richiedano energia termica;
  • disponibilità di una o preferibilmente più fonti di approvvigionamento (residui pulitura dei boschi, residui colture, colture ad hoc, scarti delle segherie). In realtà questa non è una condizione strettamente necessaria, perché in alcuni casi si è assistito alla nascita dell’offerta di fonti locali, con la creazione della filiera del legno, come conseguenza della domanda da parte dell’impianto di teleriscaldamento;
  • la distanza dalla fonte di approvvigionamento non deve essere eccessiva. Visto il basso rapporto kWh/m3, il trasporto può influire anche notevolmente sul costo della materia prima (e sul bilancio della CO2 emessa dall’impianto). La vicinanza alle fonti di approvvigionamento, inoltre, può permettere di avere un minor volume di stoccaggio all’interno dell’impianto di teleriscaldamento (consentendone la costruzione anche in aree più anguste), avvalendosi eventualmente della possibilità di stoccaggio presso il fornitore;
  • presenza di un’area adeguata, vicina alle arterie di trasporto e ad una distanza conveniente dall’abitato, dove poter costruire l’impianto ed i magazzini di stoccaggio, senza creare eccessivi disagi dovuti al traffico per l’approvvigionamento.

Un unico impianto al posto di tante caldaie individuali può essere vantaggioso per molti aspetti.

  • Minor inquinamento e maggior efficienza energetica: un grosso impianto avrà rendimento e controllo dei fumi migliori di un impianto piccolo. Inoltre gli impianti che vengono sostituiti dal teleriscaldamento sono spesso vecchi e quindi con rendimenti e controllo delle emissioni molto inferiori agli omologhi attuali.
  • Costi: si eliminano i costi per gli utenti di boiler e caldaie, dei controlli annuali e della pulizia di caldaie e camini. Il minor costo del combustibile rispetto a gasolio, metano e GPL, permette di risparmiare sul prezzo dell’energia termica consumata. Per l’energia fornita dal teleriscaldamento a biomassa inoltre ci sono delle agevolazioni fiscali.
  • Sicurezza: si sposta la combustione nell’impianto di teleriscaldamento; agli utenti arriva solo acqua calda.
  • Maggiore affidabilità: rispetto all’impianto domestico le centrali di teleriscaldamento hanno più caldaie a biomassa e una o più caldaie di integrazione alimentate da fonti fossili, quindi oltre alla ridondanza impiantistica ci si mette al riparo da eventuali carenze di un combustibile. Le reti di distribuzione calore inoltre, possono essere a maglia chiusa, in modo da funzionare correttamente anche se si rompesse una tubazione.
  • Comodità: impianti domestici a biomassa richiedono molte attenzioni e manutenzione (rifornimenti, alimentazione giornaliera se a legna, scarico delle ceneri), mentre l’utente del teleriscaldamento deve solo regolare sul (crono)termostato la temperatura e pagare la bolletta.
  • Si recuperano spazi riservati a bombole o serbatoi.

 Criticità del teleriscaldamento a biomasse

  • Accettabilità sociale (impatto paesaggistico e ambientale dell’impianto e del trasporto; provenienza locale della biomassa; partecipazione all’impresa con società miste, cooperative, etc). In Austria si è visto che, laddove era presente una forte opposizione locale, gli impianti hanno avuto in media un costo maggiore del 30%, a causa di maggiori difficoltà nel reperire un luogo adatto per la centrale, minori allacciamenti al servizio, mentre in Italia c’erano state varie situazioni di progetti non attuati per timori dell’amministrazioni dei vari comitati di opposizione.
  • Vicinanza alle vie di trasporto e cura per non appesantire l’abitato con un eccessivo traffico di mezzi pesanti.
  • Stoccaggio: di solito i volumi necessari non permettono uno stoccaggio stagionale, ma richiedono comunque notevoli superfici per creare magazzini che consentano una certa autonomia nei periodi in cui le strade possono essere meno percorribili per le condizioni ambientali o per il traffico turistico. Un capiente magazzino consente inoltre di rifornirsi di una parte di biomassa necessaria, eventualmente non coperta dalle risorse locali, durante l’estate, quando i prezzi delle biomasse sono più bassi.
  • Condizioni di lavoro (sicurezza ed ergonomia) degli addetti alla raccolta-selezione-trasporto.
  • Disponibilità di più fonti di approvvigionamento.
  • Sostenibilità economica; stabilità e convenienza del kWht, anche in assenza di contributi pubblici.
  • Rapporto tra prime e seconde case, visto che spesso la località servita è turistica, per il corretto dimensionamento dell’impianto.
  • La rete del teleriscaldamento è un’infrastruttura che assorbe dal 50% all’ 80% del costo dell’impianto. La sua creazione comporta costi e disagi, che si potrebbero diminuire utilizzando gli scavi anche per altre reti (fibra ottica per telefonia e televisione, metano, manutenzione rete idrica), o in fase di pianificazione prevedendo la sua presenza per le nuove costruzioni o quando vengono rifatte strade o marciapiedi.

 

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