Quadro nazionale

Recependo gli indirizzi comunitari, formulati fin dal 2003 con la Politica Integrata dei Prodotti, il quadro nazionale per il GPP è stato definito con il Piano d’azione per la sostenibilità dei consumi nel settore della pubblica amministrazione (meglio conosciuto come Piano d’Azione Nazionale sul GPP), emanato con il decreto interministeriale 11 aprile 2008, n. 135, predisposto dal Ministero dell’Ambiente, di concerto con i ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Economia.

Le 11 categorie individuate come prioritarie dal Piano d’Azione Nazionale, selezionate tenendo conto degli impatti ambientali e dei volumi di spesa pubblica coinvolti, sono:

  • arredi (mobili per ufficio, arredi scolastici, arredi per sale archiviazione e sale lettura)
  • edilizia (costruzioni e ristrutturazioni di edifici con particolare attenzione ai materiali da costruzione, costruzione e manutenzione delle strade)
  • gestione dei rifiuti
  • servizi urbani e al territorio (gestione del verde pubblico, arredo urbano)
  • servizi energetici (illuminazione, riscaldamento e raffrescamento degli edifici, illuminazione pubblica e segnaletica luminosa)
  • elettronica (attrezzature elettriche ed elettroniche d’ufficio e relativi materiali di consumo, apparati di telecomunicazione)
  • prodotti tessili e calzature
  • cancelleria (carta e materiali di consumo)
  • ristorazione (servizio mensa e forniture alimenti)
  • servizi di gestione degli edifici (servizi di pulizia e materiali per l’igiene)
  • trasporti (mezzi e servizi di trasporto, Sistemi di mobilità sostenibile

Per queste categorie merceologiche il Piano d’Azione prevede la definizione di “criteri ambientali minimi”, da emanarsi con decreti del Ministero dell’Ambiente. Sono disponibili sul sito del Ministero dell’Ambiente le bozze di criteri in consultazione e i criteri adottati . Base di partenza per i criteri ambientali minimi nazionali sono quelli definiti a livello europeo.

Un ruolo di rilievo nel contesto nazionale è quello di CONSIP S.p.A., centrale di committenza nazionale, che ha sempre tenuto in considerazione, fin dall’avvio del Programma di razionalizzazione della spesa pubblica per beni e servizi delle P.A., gli aspetti di eco-compatibilità nelle proprie iniziative.

L’attenzione concreta di Consip alle politiche del GPP si manifesta attraverso l’inserimento, nelle diverse iniziative, di una serie di requisiti volti a ridurre l’impatto ambientale dei beni e servizi utilizzati dalla P. A. lungo l’intero ciclo di vita (produzione, uso, smaltimento). Ad esempio, sono stati inseriti criteri premianti nelle procedure di selezione dei fornitori, attraverso la richiesta di criteri inerenti le certificazioni di prodotto, che riflettono l’impegno delle aziende nelle politiche di impatto ambientale.

Le possibilità di integrare considerazioni ambientali negli appalti sono state chiarite con l’emanazione delle direttive sul tema, recepite in Italia dal D.Lgs. 12 aprile 2006 n. 163 – Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture. Rafforzando quanto previsto dalla direttive europee, il Codice nazionale ha introdotto (art.2) il concetto che “il principio di economicità può essere subordinato […] ai criteri, previsti nel bando, ispirati a esigenze sociali, nonché alla tutela della salute e dell’ambiente e alla promozione dello sviluppo sostenibile”.

In pratica le considerazioni ambientali possono essere integrate in diverse fasi dell’appalto:

  • definizione delle esigenze e delle migliori soluzioni (anche sotto il profilo ambientale) per soddisfarle
  • definizione dell’oggetto dell’appalto
  • specifiche tecniche
  • selezione e capacità tecnica dei candidati
  • aggiudicazione dell’appalto
  • esecuzione dell’appalto

In particolare per la definizione delle specifiche tecniche il Codice (art. 68) chiarisce che si può fare riferimento a quelle definite dalle ecoetichettature europee (multi)nazionali, quale ad esempio l’Ecolabel Europeo (istituito con Reg. CE 66/2010); l’ecoetichetta può valere come mezzo di prova per dimostrare la rispondenza alle specifiche richieste.

Per gli appalti di lavori e servizi che possano causare danni all’ambiente, le stazioni appaltanti possono richiedere l’applicazione di un sistema di gestione ambientale. Il sistema comunitario di ecogestione e audit ( EMAS – istituito con Reg. CE 1221/2009) può servire come possibile prova per dimostrare la capacità tecnica delle ditte a realizare le misure di gestione ambientale richieste.

Il GPP infine è sempre più integrato in numerose politiche comunitarie, anche settoriali: alcuni esempi sono la direttiva sull’efficienza negli usi finali e i servizi energetici (Dir. 2006/32/CE), la direttiva sull’eco-design dei prodotti che consumano energia (Dir. 2005/32/CE), la direttiva sull’efficienza energetica in edilizia (Dir. 2002/91/CE) e la direttiva 2009/33/CE relativa alla promozione di veicoli a ridotto impatto ambientale e a basso consumo energetico nel trasporto su strada.