Efficienza energetica nell’industria

L’efficienza energetica nel settore industriale è un parametro fortemente influenzato dal mix di attività, quelle molto intense in energia quali la siderurgia, e quelle con consumi molto bassi quali il settore tessile e alimentare.

Lo schema attuale non tiene conto dell’energia contenuta nei prodotti semilavorati importati, questione importante per l’Italia che, essendo un paese di trasformazione, è influenzata dalla delocalizzazione dell’industria energy intensive (quella dell’acciaio e della chimica di base).

L’Italia nel settore industriale è sempre stato un paese con efficienza energetica record rispetto agli altri paesi in termini di efficienza energetica  nell’ambito industriale, questo perché utilizzava molte materie prime di recupero o riciclo (vedi il caso dei rottami di ferro per la produzione di acciaio).

Negli ultimi anni, gli interventi nel settore industriale sono stati fortemente sollecitati dal meccanismo dei titoli di efficienza energetica che ha visto l’applicazione in grossi progetti di efficientamento energetico nelle richieste a consuntivo.

Interventi di efficientamento tipici spaziano da tutti quelli di valorizzazione del calore recuperato (in sinergia con l’intensificarsi dei controlli ambientali) sia dai fumi di scarico che dagli effluenti liquidi; all’impiego di combustibili di scarto quali il CSS (Combustibile solido secondario), ai processi innovativi come l’arricchimento di alcuni gas con membrane, all’efficientamento dei forni con l’uso diretto dell’ossigeno sia, infine, ai comandi dei motori elettrici con inverter.

Nell’ambito industriale, il meccanismo di incentivazione preponderante è quello dei certificati bianchi

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