Efficienza energetica nel settore civile

L’energia degli edifici è utilizzata sia per comfort ambientale sia per la produzione di ACS sia per il funzionamento delle apparecchiature tecnologiche poste agli interno degli edifici. Il primo punto, quello del comfort, ha ricevuto nel secondo dopoguerra un’attenzione crescente, dapprima, con la diffusione  generalizzata del riscaldamento invernale, poi, con l’introduzione del raffrescamento estivo specie nel terziario. Ciò, insieme allo sviluppo delle costruzioni, ha portato ad un aumento rilevante dei consumi nel settore delle abitazioni, non per minore efficienza, ma perché sono stati coperti dei fabbisogni prima non soddisfatti. Questa caratteristica ha reso difficile il confronto della situazione italiana con quella degli altri paesi, nei quali, questi bisogni erano già soddisfatti da periodi precedenti.

L’uso dell’energia nei fabbricati in Italia è stata affrontata la prima volta con la legge 373 del ’76 ed altre che si sono succedute nel tempo. Nell’ultimo decennio anche l’unione europea ha affrontato il tema (per le sue implicazioni ambientali) attraverso una prima direttiva 2002/91/CE (abrogata successivamente dalla direttiva 2010/31/UE), recepita in Italia con il D. Lgs. 192 del 2005 poi integrato dal successivo D.Lgs. 311 del 2006. In Italia, con la riforma del titolo V della costituzione, l’energia era diventata materia concorrente tra stato e regioni; queste ultime hanno iniziato quindi ad emettere loro leggi sul tema dell’uso dell’energia negli edifici.

Un’iniziativa di largo impatto per la popolazione è stata la richiesta che nei contratti di vendita delle unità immobiliari fosse contenuto un attestato (la forma originale inglese del nome è Energy performance certificate) per le prestazioni energetiche, in modo da informare l’acquirente suulqualità energetica del bene. Alcune regioni hanno emesso leggi su questo tema prima che fosse regolato a livello nazionale dal D. Lgs. 192 del 2005. uesto documento, inizialmente denominato ACE (attestato di certificazione energetica), è stato basato su un calcolo del fabbisogno dell’edificio, in condizioni climatiche standard, e non sui consumi storici; un’altra difficoltà è legata alla definizione degli standard ed alla suddivisione in classi, nelle varie condizioni climatiche dell’Italia. Successivamente, questo documento ha visto una nuova regolazione sulle procedure di emissione e un nuovo nome (APE – Attestato di prestazione energetica) con il DL numero 63 del 4 giugno 2013; la somma dei vari interventi, regionali e nazionali, abbassandone il costo ha quindi, inevitabilmente ridotto la qualità in termini di contributo che questo provvedimento potrebbe dare all’efficienza.

Nel corso del 2014 si è avuto un confronto per il recepimento della direttiva 27/2012/UE; questa prevede, fra l’altro, che la pubblica amministrazione debba costituire un esempio ai cittadini, attraverso il  riadeguamento energetico di una certa quota di suoi propri edifici.

Le linee di azione per promuovere l’efficienza energetica nel settore edilizio sono due, una rivolta alle nuove realizzazioni, l’altra al mercato dell’esistente. Il tema della riqualificazione degli edifici esistenti è fondamentale per l’efficienza energetica delle abitazioni perché esse rappresentano un enorme capitale di investimenti, hanno una vita utile molto lunga ed è solo dalla riqualificazione che può avvenire una riduzione dei consumi a livello globale del settore.

In parallelo, la direttiva 31, fissa l’importante obiettivo di realizzare, entro il 21/12/2008, edifici pubblici di nuova costruzione Nearly zero energy buildings (NZEB) accoppiandolo a un forte aumento delle fonti rinnovabili nel settore. L’effetto globale sarà limitato ma metodologicamente  molto importante. Una valutazione razionale edisincantata per l’intero settore degli edifici per l’Italia evidenzia l’opportunità di trasformare questi obblighi in un impegno per realizzare una profonda ristrutturazione delle periferie urbane italiane intervenendo sugli edifici costruiti negli anni dal ’50 al ’70, in larga parte di bassa qualità energetica e strutturale.a. ma meglio serviti delle nuove periferie.

Affinché si possano conseguire dei buoni risultati, sulla scia di importanti esperienze italiane ed estere, i principali attori da coinvolgere sono:

  • Gli Enti Locali,e le Regioni
  • i costruttori,
  • i progettisti,
  • le aziende che producono materiali da costruzione e prodotti per l’edilizia,
  • le società di servizi e gestione,
  • gli utenti finali.

Una formazione adeguata dei progettisti e la diffusione dei casi di successo è essenziale per evidenziare come edifici efficienti dal punto di vista energetico presentino extra costi accettabili e per superare l’inerzia dei costruttori, che tendono altrimenti a riproporre le soluzioni provate e note.

Molte aziende sono inoltre già attive nel proporre materiale dalle migliori caratteristiche dal punto di vista della compatibilità ambientale e dell’attenzione ai costi sul ciclo di vita delle costruzioni e studi vari sono in corso da parte di diverse strutture.

Le ESCo possono apportare un utile contributo sia relativamente all’edilizia esistente (servizio energia, illuminazione nel terziario, cogenerazione, etc), sia alle nuove realizzazioni (mini reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento, impianti di climatizzazione, illuminazione, etc), anche grazie al finanziamento tramite terzi ed al project financing.

Per gli utenti finali si pone invece un’opportunità di formazione ed informazione, per sfruttare al meglio le opportunità offerte dallo sviluppo tecnologico, usando al meglio ciò che hanno a disposizione e richiedendo il meglio.

Sul parco esistenti sono disponibili vari interventi che riguardano principalmente:

  • l’involucro edilizio (isolamento e coperture trasparenti efficienti);
  • la climatizzazione (caldaie ad alta efficienza o pompe di calore accoppiate con contabilizzazione, valvole termostatiche e regolazione adeguata, pompe di calore, sistemi di cogenerazione e reti di teleriscaldamento, raffrescamento centralizzato e sistemi ad accumulo di freddo);
  • la produzione di acqua calda per usi sanitari (solare termico, sistemi tradizionali efficienti);
  • l’illuminazione (lampade e corpi illuminanti efficienti, dispositivi per la regolazione del flusso, sensori di luminosità e di presenza);
  • lo stand-by (tenere sotto controllo tale voce di consumo nascosta, ma rapidamente crescente).

Per quanto riguarda invece i meccanismi di incentivazione, per gli edifici esistenti, come confermato dalla legge di stabilità del 2014 è possibile chiedere una detrazione sull’IRPEF (o IRES) di una percentuale pari a 65% della spesa sostenuta per interventi di efficientamento energetico, entro dei limiti massimi variabili a seconda dell’intervento. Inoltre, sempre per i lavori su edifici esistenti è possibile anche beneficiare degli incentivi definiti dal conto termico (maggiori informazioni su questo meccanismo di incentivazione sono disponibili nella  sezione ad-hoc del sito FIRE). Al contrario, per i nuovi edifici, è possibile usufruire del meccanismo dei TEE (maggiori informazioni reperibili qui).

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