Atti del Workshop “Enermanagement 2011” (MI)

Milano, 19 aprile 2011

Evoluzione del quadro di supporto per l’efficienza energetica e strumenti per superare le barriere non economiche.

Il convegno è stato un momento di confronto su temi attuali di carattere legislativo, di mercato e di buone pratiche nel settore del risparmio energetico, con particolare attenzione al settore pubblico e degli enti locali.

Il 2011 è un anno importante per l’energia e l’efficienza energetica, un anno in cui quest’ultima è sotto i riflettori della politica nazionale e internazionale. Così Dario Di Santo, direttore FIRE, ha aperto i lavori del primo appuntamento Enermanagement (www.enermanagement.com) svoltosi a Milano lo scorso 19 aprile.
Molti sono gli spunti emersi dal workshop; Di Santo ha sottolineato la pubblicazione del Piano di Efficienza Energetica della UE 2011 e l’importanza degli strumenti necessari a livello nazionale per poter fornire la spinta giusta affinché l’efficienza energetica diventi realmente una risorsa per il Paese. Per poter raggiungere tale obiettivo, non si può preiscindere dal considerare alcune attuali lacune da colmare: scarsa informazione, mancanza di formazione adeguata degli operatori del settore, blocco delle ESCo e non affidabilità delle banche nei finanziamenti di progetti che prevedono la realizzazione di interventi di efficientamento. “Esistono diversi strumenti chiave – ha affermato Di Santo – che possono, sulla scia delle linee comunitarie e degli obiettivi 20-20-20, aiutare a fare efficienza, coinvolgendo anche le PMI”; tra questi, oltre alle citate ESCo e gli Energy Performance Contract (EPC),si è rivolta l’attenzione su i sistemi di gestione dell’energia certificati secondo la norma EN 16001, che ha come obiettivo proprio la definizione dei requisiti di un SGE, l’LCCA ovvero lo strumento economico che permette di valutare tutti i costi relativi ad un determinato progetto (sul sito www.elettrotecnologie.enea.it sono scaricabili 10 schede LCCA), la gestione corretta dei contratti sui servizi energetici e il Green Procurement. In tutto ciò, un ruolo importante lo svolge l’energy manager che, dato positivo emerso da indagini FIRE, dagli anni ’80 (periodo in cui è nata la Federazione) ad oggi ha,accresciuto le sue competenze e la consapevolezza dell’importanza del suo ruolo, nonostante le oggettive difficoltà presenti nel settore.
Di Santo in chiusura ha posto l’attenzione su un aspetto importante: l’efficienza è un sistema composto da diverse azioni concatenate, bisogna dunque bilanciare bene tutti gli aspetti: incentivi (le recenti vicende dimostrano che così non è stato), diagnosi energetiche, campagne di informazione, formazione, tecnologia e finanziamento, senza dimenticare la catena di distribuzione la vendita l’ installazione e la gestione dei sistemi. L’efficienza energetica è un concetto complesso, che ha incontrato e incontra tuttora barriere alla sua diffusione: per questa ragione è necessaria una risposta (e degli incentivi) complessi per poterla supportare.

Michele Benini e Simone Maggiore di Rse hanno poi illustrato due ricerche di rilievo nel settore. Il primo ha presentato uno studio incentrato sui costi delle rinnovabili termiche, condotto su una villetta unifamiliare ed un condominio da 9 unità abitative, entrambi in classe energetica B e localizzati in zona climatica E. Lo scopo della ricerca è stato quello di valutare i costi totali di sistemi completi di riscaldamento di nuova costruzione basati su fonti rinnovabili, ponendoli a confronto con i costi di un sistema di riferimento, basato su caldaia a condensazione a gas con sistema di distribuzione del calore a fan coil. Ciò anche nell’ottica di individuare eventuali incentivi necessari (ad esempio le fonti termiche avrebbero bisogno di incentivi minori rispetto alle elettriche). Simone Maggiore, che fa parte del supporto scientifico alla task force “Efficienza Energetica”di Confindustria, ha riportato alcuni dati emersi dallo studio portato avanti dalla su indicata task force tra cui quelli che saranno risultati dell’applicazione delle tecnologie efficienti nel periodo 2010 ? 2020: riduzione dei consumi di energia fossile, 86 Mtep; riduzione dei consumi finali, 51 Mtep e riduzione delle emissioni, 208 MtCO2. Per questo sistema è necessaria un’incentivazione pari a 24 miliardi di euro. Lo studio ha evidenziato inoltre vantaggi in termini di occupazione e sviluppo della filiera.

 

Molti spunti sono emersi dalla tavola rotonda svoltasi successivamente,moderata da Diego Gavagnin di Quotidiano Energia, durante la quale si sono confrontati associazioni, enti regolatori ed istituzionali. L’esigenza di creare un quadro normativo sintetico e chiaro è ciò che ha trovato tutti d’accordo. L’infinita varietà di leggi e decreti che regolano il settore e la staticità degli stessi non aiuta il mercato e la crescita di una cultura energetica. Ad aprire il confronto è stata Marcella Pavan (AEEG) che ha evidenziato come nel sistema esistano dei punti forza come il mercato dei certificati bianchi i cui risultati conseguiti al termine di primo quinquennio di funzionamento (2005-2009) mostrano che questo processo sia da reputare efficace. L’analisi dell’andamento complessivo del meccanismo nei cinque anni mostra, infatti, risultati superiori alle attese. Alcune difficoltà si sono riscontrate negli ultimi due anni, in ragione della forte crescita degli obiettivi da conseguire previsti dal Governo (rivisti al rialzo a metà del quinquennio di prima attuazione); nonostante ciò i target assegnati ai distributori obbligati in base al disposto normativo sono stati raggiunti e di poco superati.
Sulla scia di ciò altri aspetti positivi li ha messi in luce Rino Romani, a capo dell”Unità Tecnica per l’Efficienza Energetica (UTEE),il quale ha mostrato come gli strumenti messi in atto dal governo italiano stanno producendo risparmi energetici superiori a quanto previsto come obiettivo al 31 dicembre 2010. Le misure attivate, che si basano principalmente su meccanismi di mercato (certificati bianchi), detrazioni fiscali (55%) e atti legislativi, hanno permesso, ad oggi, di ottemperare agli obblighi previsti dal PAEE (Piano di Azione per l’Efficienza Energetica). I risparmi conseguiti nei diversi settori economici (residenziale, terziario, industria, trasporti), dimostrano che a fronte di un obiettivo di risparmio di circa 35 TWh/anno a fine 2010 sono stati consuntivati risparmi per circa 50 TWh/anno.
Ottimi risvolti si sono avuti sulla scia di questi successi anche in campo occupazionale. Sebbene si debba tener conto di questi dati positivi, si evincono barriere fondamentali tra cui la scarsa comunicazione esistente tra chi gestisce il sistema normativo/regolatorio ed il resto degli attori coinvolti nel mercato energetico. Ciò è emerso in particolare dall’intervento di Vincenzo Albonico di Agesi, secondo cui Associazioni e Decisori dovrebbero collaborare maggiormente al fine di garantire un quadro normativo immediato e realmente corrispondente alle necessità del mercato. D’altra parte bisogna considerare che non esiste solo una responsabilità politica, ogni attore energetico dovrebbe assumersi una parte di responsabilità del mancato risultato raggiunto in quanto è proprio la ridotta capacità di fare sistema che rende difficile l’attivazione di interventi concreti e quindi la realizzazione degli obiettivi.
Accanto a ciò troviamo poi un attuale meccanismo incentivante che a volte è risultato diseducato ed ultimamente fortemente penalizzante, senza considerare poi il contratto servizio energia che in fin dei conti è penalizzante per il cliente finale in quanto il regime IVA applicato (20%) non è analogo a quello delle prestazioni singole (10%).

Walter Righini, presidente FIPER, associazione che riunisce i produttori di energia termica ed elettrica da biomasse e di biogas, ha messo in luce un altro ostacolo di effettivo rilievo, ossia la difficoltà di gestire i rapporti con il mondo finanziario e l’incapacità delle banche di aprirsi all’erogazione di finanziamenti per progetti di teleriscaldamento (spesso a causa dei rendimenti non immediati). Rivolgendosi in particolare all’AEEG Righini ha anche auspicato un potenziamento dello strumento dei Certificati Bianchi al fine di raggiungere un quadro di riferimento chiaro per la promozione paritaria del comparto termico all’elettrico. D’altra parte, le attuali evoluzioni normative hanno previsto la creazione di un fondo di garanzia per lo sviluppo delle reti di teleriscaldamento, per cui in questo settore qualcosa si sta muovendo.
Stella di Italcogen, rappresentando al tavolo la parte imprenditoriale del mercato legata alla cogenerazione, ha fatto luce su un altro ostacolo riscontrato ormai da anni nel settore in questione, ossia l’incapacità dello stesso mercato di decollare a causa di una cultura energetica basata sulla diffidenza verso tale tecnologia (soprattutto quando si parla di trigenerazione e microcogenerazione) e a causa del quadro regolatorio, che anche in questo settore risulta essere corposo e non agevolante, e in alcuni casi mancante: si pensi alla definizione di cogenerazione ad alto rendimento (CAR) introdotta dalla direttiva 2004/8/CE. Fino al 31 dicembre 2010, nel nostro paese si è previsto il richiamo alla delibera 42/02 dell’Autorità (che aveva recepito il decreto legislativo 79/1999). Il problema, ha sottolineato Italcogen, è che ancora non è stato emanato il decreto applicativo che dia una definizione chiara e degli incentivi ad hoc. Questa risulta essere di certo una delle barriere fondamentali allo sviluppo adeguato della cogenerazione nel nostro paese.
L’intervento di Ennio Ferrero – GSE – si è concentrato sul nuovo ruolo del Gestore dei Servizi Elettrici assegnatogli dal d. Lgs 28 del 3/3/2011 e sulle nuove attività avviate soprattutto in ambito di Pubblica Amministrazione come i servizi specialistici in campo energetico, oltre al ruolo di dover monitorare l’andamento dei risultati ottenuti. Non solo barriere economiche dunque a scapito dello sviluppo dell’efficienza energetica, anzi; come emerso anche dalle osservazioni del pubblico, gli aspetti più limitanti al decollo di un sistema energetico basato sull’efficienza energetica sono proprio quelli sopra indicati e le soluzioni, come ha concluso Di Santo a fine lavori non sono difficili da intraprendere, basterebbe partire da una buona informazione (soprattutto degli ambienti finanziari ancora diffidenti nei confronti del sottore) e dalla consapevolezza che una base formativa adeguata è essenziale per poter intraprendere attività lavorative in questo campo. Dopo la tavola rotonda è stato aperto il gruppo di lavoro ristretto coordinato da FIRE sulle barriere non economiche e sugli incentivi per l’efficienza, mirato a predisporre proposte per le istituzioni, individuare soluzioni di mercato, discutere sulle prospettive.
Nel pomeriggio si è tenuta una sessione di presentazione di nuove proposte per favorire l’efficienza energetica, relative all’efficienza nei data center, alle offerte dei fondi di investimento e agli interventi di efficientamento dei processi industriali in un’ottica ESCo.

Il workshop di aprile ha dato il via dell’evento annuale Enermanagement, il prossimo appuntamento si terrà a Roma in due giornate, il 14 e 15 giugno p.v.

Efficienza energetica e prospettive di sviluppo – Dario Di Santo, FIRE

I costi delle rinnovabili termiche – Michele Benini, RSE

Supporto scientifico alla task force “Efficienza Energetica” Energetica di Confindustria – Simone Maggiore, RSE

Green IT – Davide Arcuri, IRCE Spa

Efficienza Energetica. Metodologia di analisi: il valore aggiunto dei processi aziendali – Giovanni Campaniello, Gruppo Energia Plus

Fondi d’Investimento nel Settore Energetico – Vincenzo d’Elia, EMMEGI-AAP