Atti del Convegno al KeyEnergy “Certificati Bianchi: la partita si fa seria”

Rimini, 29 ottobre 2009

Il convegno ha permesso di approfondire il tema dei certificati bianchi attraverso l’analisi dei risultati del meccanismo dal 2001 ad oggi, evidenziandone le criticità e confrontando le proposte dei diversi attori coinvolti per migliorarne il funzionamento.

 

La giornata convegnistica si è aperta con i saluti di benvenuto di Dario Di Santo, FIRE, che ha presentato i relatori e di seguito ha esposto il quadro degli incentivi per l’efficienza energetica in vista della prima tappa verso gli obiettivi del 2020 e cioè il recepimento della direttiva 2009/28/CE. Per quanto riguarda gli incentivi nell’ambito dello sviluppo del sistema produttivo e della ricerca, Di Santo ha segnalato problemi strutturali che producono ritardi sugli effetti dell’incentivo stesso. Dal lato domanda (detrazioni fiscali, certificati bianchi e verdi, tariffa omnicomprensiva ecc.) i meccanismi sono attualmente a regime, mentre per quanto riguarda gli standard obbligatori come certificazioni e direttive comunitarie, si è in fase di avvio. Dopo una breve descrizione del meccanismo dei certificati bianchi, Di Santo ne ha sottolineato il buon funzionamento anche grazie alla flessibilità sul raggiungimento degli obiettivi. A questo proposito ha quindi illustrato i risultati della recente indagine FIRE sul meccanismo dei TEE. Infine Di Santo ha commentato positivamente l’incentivo poiché sia il Legislatore, sia l’Autorità hanno dimostrato la volontà di superare i principali problemi che si sono presentati in corso d’opera, anche se restano alcune difficoltà. Uno dei problemi ancora da risolvere è quello della scarsità di schede semplificate di valutazione dei risparmi, ciò ostacola l’introduzione di nuove tecnologie. Inoltre c’è carenza di dati sull’andamento del mercato sullo sfondo di un meccanismo che soffre delle consuete lungaggini burocratiche. Tuttavia, ha aggiunto Di Santo, l’incentivo funziona, anche se il nostro Paese non utilizza efficacemente i molti incentivi che mette a disposizione, rivelando un rapporto costi/benefici in negativo rispetto ad altri Paesi europei che sfruttano meno tali sostegni. Per ridurre questa impasse, FIRE propone di elargire meno denaro a favore di iniziative incentivanti la domanda (conto energia, fonti rinnovabili ecc.), per girarli alle istituzioni e agli enti locali in modo che accrescano il proprio personale e di conseguenza si snelliscano le procedure burocratiche. Di Santo ha poi concluso e passato la parola alla dottoressa Pavan dell’Autorità.

I temi affrontati nel secondo intervento riguardavano i risultati dei primi quattro anni di attuazione del meccanismo dei TEE e prospettive future. La dottoressa Pavan ha dapprima sottolineato l’acceso interesse da parte della Comunità Europea per il ruolo della promozione dell’efficienza energetica negli usi finali, fino alla recente proposta, nell’ambito del pacchetto 20-20-20, di trasformare da “indicativo” in “obbligo” l’obiettivo relativo all’efficienza energetica per tutti i Paesi membri. A tal fine si sta riflettendo sull’opportunità di introdurre, nei singoli Stati, un meccanismo come quello italiano. Per quanto riguarda i risultati degli ultimi quattro anni, il quadro riferito a maggio 2009 risulta complessivamente positivo. In totale sono circa 3.800.000 TEP certificati, pari al 115% degli obiettivi nazionali relativi allo stesso periodo dei quattro anni. Il 76% riguarda interventi sui consumi elettrici, il 20% si riferisce al gas naturale, il 4% ad altre forme di intervento. La maggiore quantità dei risparmi certificati proviene da progetti presentati dalle ESCo, seguiti dai distributori obbligati (18%), una minima parte da soggetti sotto la soglia dell’obbligo, mentre c’è stata poca partecipazione da parte dei soggetti con obbligo di nomina dell’energy manager. La dottoressa ha ricordato quindi che tutti i dati disponibili si possono trovare sul rapporto annuale dell’Autorità e inoltre sono disponibili dati suddivisi per regione. Prevalgono tra i settori di intervento gli usi elettrici nel settore civile e tra le metodologie di richiesta le schede standardizzate, ma risultano in crescita gli interventi a consuntivo. Il trend generale è di inversione del rapporto tra obiettivi e il volume di risparmi a favore dei primi. La quota di risparmi tramite le ESCo, affiancate anche da altre Energy Service Provider, è in costante crescita, mentre risultano stazionarie le quote afferenti ai risparmi certificati distinti per tipologia, con la prevalenza dell’elettrico per gli usi finali. Si riduce invece la quota di interventi per l’illuminazione pubblica. Rispetto ai prezzi in borsa, il valore di mercato dei titoli è ancora legato alle iniziative di regolazione o di normativa (eliminazione del vincolo del 50% nella forma di energia distribuita che ha livellato i prezzi di titoli di tipo I e II e recupero in tariffa per i titoli di tipo III che ha allineato i prezzi dei diversi tipi di titoli). Complessivamente, ha commentato la Pavan, il meccanismo ha raggiunto buoni risultati e ha dato visibilità al problema del risparmio energetico che in Italia è particolarmente importante considerando che le potenzialità teoriche del rinnovabile (24.5 milioni di TEP) non raggiungono gli obiettivi fissati dal pacchetto 20-20-20 (28 milioni di TEP). Sarebbe quindi opportuno conseguire un obiettivo di riduzione del consumo finale tendenziale di circa il 13% per poter rientrare nell’obiettivo. Infine la Pavan ha fatto il punto degli aspetti positivi del meccanismo, che dà la possibilità di selezionare gli interventi con un miglior rapporto costi/benefici, consente di monitorare il contributo dell’efficienza negli usi finali con una metodologia coerente con i termini di riferimento comunitari e rappresenta un modello per le diverse nazioni che devono raggiungere gli obiettivi del 20-20-20. Criticità: nonostante i maggiori problemi siano stati superati, resta la poca disponibilità di studi di mercato e la scarsità di interventi di cogenerazione e teleriscaldamento causata dalla sospensione delle schede 21 e 22 a seguito del contenzioso che ha portato alla riformulazione delle schede tecniche.

Successivamente Stefano Alaimo del GME ha esposto il quadro del mercato fino ad oggi. Anche da questo punto di vista ci sono buoni risultati, i titoli emessi già nel 2009 sono pari a circa 2.400.000 TEP. Sulla base di questo dato e considerati i 5 milioni di titoli già emessi, si può prevedere che a fine aprile del 2010, si raggiungano in totale i 6.400.000 TEP in vista degli obiettivi di maggio 2010 per l’obbligo cumulato. Per quanto riguarda il mercato, dopo l’equiparazione dei titoli di tipo I e II, vi è stata anche la convergenza dei titoli di tipo III. Questo ha portato stabilità nelle contrattazioni evitando un’eccessiva oscillazione dei prezzi. Nel primo trimestre del 2009 si registra una percentuale del 38% per le contrattazioni, leggermente inferiore, quindi, rispetto al 2008. La tracciabilità delle quantità e dei prezzi nei contratti bilaterali evidenzia nei primi tre trimestri 1.135.000 titoli a prezzi contenuti nel range 70-90 €/tep. Un driver del mercato continuerà probabilmente ad essere rappresentato dal rimborso tariffario riconosciuto ai soggetti obbligati per ciascun TEE annullato.

Ha preso quindi la parola Rino Romani dell’ENEA che ha mostrato uno studio su alcuni meccanismi di finanziamento esistenti in Europa, che dimostra come i certificati bianchi diano buoni risultati anche se paragonati con le forme incentivanti di altri Paesi. Tuttavia il contributo della cogenerazione in Italia è ancora molto basso, anche se il settore industriale si sta muovendo molto rapidamente. Dopo questa premessa Romani ha quindi esposto il D.Lgs. 115/08 il quale stabilisce che l’Enea debba costituire l’Agenzia nazionale per l’efficienza energetica. La recente Legge Sviluppo ha cambiato il nome dell’Ente da “Ente nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente” ad “Agenzia nazionale per le nuove tecnologie e lo sviluppo economico sostenibile”. Oltre all’accordo stipulato nel 2006, a luglio di quest’anno l’ENEA e l’Autorità hanno firmato una seconda convenzione per lo sviluppo di attività nell’ambito dei certificati bianchi, che renderà l’Enea responsabile per il rilascio dei certificati. Inoltre, ha concluso Romani, l’ENEA dovrà occuparsi dei controlli e delle ispezioni dei progetti, mentre resta la collaborazione con l’Autorità sulla proposta e lo sviluppo di nuove schede standardizzate per lo più rivolte al settore industriale.

 

È intervenuto quindi Claudio Artioli, HERA, in sostituzione della dott.ssa Zingarelli di Federutility, che ha descritto alcune delle modifiche apportate al meccanismo come il cambiamento del fattore di conversione in tep dell’energia elettrica, una nuova modalità di calcolo degli obiettivi specifici e l’ampliamento dei soggetti obbligati sotto i 100.000 clienti, ecc. Subito ha esposto le criticità per i distributori: esaurimento degli effetti del primo forte impatto in cui sono proliferati molti interventi di efficientamento e sono stati emessi certificati bianchi in grande quantità, anche perché c’era un recupero per gli anni 2001-2005. Pericolo di aumento del costo marginale di realizzazione dei titoli. Infatti, man mano che si esauriscono i vecchi interventi a costo marginale inferiore, ne verranno affrontati di nuovi, a quel punto sarà necessaria una valutazione superiore del contributo e sarà maggiore il peso dell’incentivo. Il sistema attuale sembra quindi impreparato ad affrontare gli interventi strutturali necessari per il raggiungimento degli obiettivi, anche perché manca una diversificazione a seconda della tecnologia utilizzata. Il terzo problema va individuato nella lunghezza delle procedure soprattutto in assenza delle schede adeguate. Si registrano infine tempistiche non certe sul riconoscimento dei contributi tariffari. Per arrivare a un mercato maturo dell’efficienza energetica è quindi necessario puntare su interventi infrastrutturali che durino nel tempo e che siano in grado di attrarre investimenti anche da parte del settore creditizio. A questo punto Artioli ha ricordato la Legge 99/09 che prevede un piano straordinario per l’efficienza energetica, evidenziando la necessità di una riforma strutturale che riguardi tutte le istituzioni coinvolte. Per quanto riguarda l’aspetto economico/finanziario sarebbe opportuno apportare modifiche e aggiustamenti ai certificati bianchi così come è stato fatto con i certificati verdi, (vista esempio l’introduzione del coefficiente per distinguere interventi di entità diversa). Per garantire il più possibile la redditività dei progetti sarebbe inoltre auspicabile avere schede il più possibile standardizzate anche per snellire le procedure e rendere più flessibili i progetti a consuntivo. Anche stabilire metodologie per il calcolo dei costi indiretti sarebbe utile per una stima più precisa del beneficio ottenibile. Riguardo invece all’aspetto normativo/istituzionale Federutility ha proposto la messa a punto di un sistema articolato di incentivi per tecnologie in grado di indirizzare su specifici settori nei quali investire, misure che rivestano una funzione anti-ciclica per l’economia nazionale e infine l’ammissione degli interventi di efficientamento delle reti di distribuzione nella misura in cui determinano un risparmio di energia primaria.

 

Il sesto intervento ha fornito il punto di vista delle ESCo con Vincenzo Albonico di Agesi, il quale ha cominciato fornendo lo scenario attuale delle emissioni con dati che indicano cifre in costante crescita sia per l’estero, sia per l’Italia. Nel nostro Paese in particolare continuano ad aumentare anche il fabbisogno e i consumi energetici. Per abbassare le emissioni bisogna agire sull’efficienza in modo sistematico e risoluto in tutti i settori, residenziale, terziario, e in particolare nell’ industriale in cui si può ancora fare moltissimo. La situazione delle ESCo in Italia mostra come la quantità di società di questo tipo sia in larga misura maggiore che negli altri Paesi comunitari, a prescindere dal settore di appartenenza, molte di esse però non sono vere e proprie società di servizi né hanno mai fatto richiesta di TEE. È necessario che si diffonda una mentalità che non punti sull’incentivo per se stesso ma che concepisca l’efficienza energetica come un qualcosa che interessa tutti, gli industriali, gli imprenditori, fino agli utenti finali, sia per quanto riguarda il risparmio economico che se ne ottiene, sia anche per rafforzare il mercato attraverso una maggiore competitività dei soggetti coinvolti. Questi dovrebbero quindi evitare di aspirare soltanto all’ottenimento di aiuti da parte dello Stato e considerare piuttosto di attingere a capitali propri. In Italia il recepimento delle direttive comunitarie viene effettuato sempre a distanza di tre anni dalla loro emissione, se a questi si aggiungono gli altri anni che passano prima che esca il decreto attuativo, si comprende come il nostro Paese si trovi sempre in ritardo rispetto agli altri. Albonico ha anche sottolineato la necessità di attuare controlli e soprattutto di applicare sanzioni o fermare i singoli atti di inefficienza o irregolarità che provocano il malfunzionamento dei meccanismi, senza rallentare o bloccare l’intero sistema procedurale, il tutto sullo sfondo di una presa di coscienza delle problematiche da affrontare, nonché di una maggiore responsabilizzazione dei singoli attori. Occorre sinergia e collaborazione tra strutture tecniche istituzionali e private, confrontarsi con Confindustria e poi con le istituzioni. In conclusione, accordandosi con le proposte di miglioramento dei relatori precedenti, ha aggiunto che sarebbe utile un Testo Unico sull’efficienza energetica per riuscire più facilmente a orientarsi nella gran quantità di leggi e dati accumulati.

A questo punto è intervenuto di nuovo Claudio Artioli, questa volta come rappresentante di HERA. Artioli ha dapprima riassunto i diversi tipi di certificati presenti sul mercato. L’estrema volatilità dei prezzi dei certificati fino ad oggi ha procurato difficoltà nella costruzione di Piani industriali; attualmente la situazione è più stabile ma i mercati non sono ancora maturi anche a causa delle frequenti modifiche apportate alle norme vigenti. Riguardo all’obiettivo del pacchetto 20-20-20 non ci sono veri e propri obblighi specifici di efficienza energetica per l’Italia, a parte la percentuale di energie rinnovabili sugli usi finali, per raggiungere il quale bisogna agire anche sui consumi. I certificati bianchi valgono troppo poco rispetto ai certificati verdi, bisogna dare più valore ai tep risparmiati. L’industria è il settore con più potenzialità per gli interventi di efficienza, soprattutto sul recupero nel termico, ma gli interventi hanno bisogno di essere incentivati. Anche il distributore può far ottenere all’utente i certificati bianchi attraverso un accordo, senza che ciò vada in contrasto con le attività delle ESCo. I vantaggi sarebbero la condivisione del know how e la riduzione della volatilità del mercato dal momento che i distributori possono dare un contributo legato non al prezzo di mercato ma al contributo tariffario che è un prezzo molto più stabile. Gli interventi possono riguardare il recupero di energia, l’efficientamento di macchine termiche o lo sviluppo della cogenerazione civile ed industriale da proporre a grandi consumatori di tali settori. In conclusione Artioli ha mostrato alcuni interventi realizzati da HERA.

 

Successivamente è intervenuta Emilie Cayla, Siram, di nuovo per le ESCo. Dopo aver descritto i servizi di Siram, orientati soprattutto al settore della sanità pubblica, l’ingegnere ha ripercorso la storia della nascita delle ESCo e ne ha ridefinito i requisiti tipici anche in riferimento al D.Lgs. 115/08. Restando nell’ambito del ruolo delle ESCo, ha poi sottolineato l’importanza dell’ascolto del cliente in modo da ottenere tutte le informazioni utili sul suo stato energetico e riuscire quindi a offrire un servizio completo e affidabile puntando all’ottimizzazione della gestione dell’impianto. Data la situazione attuale del mercato la sfida è quella di raggiungere la sicurezza sull’approvvigionamento energetico in linea con la sostenibilità ambientale e la competitività economica. La Cayla ha poi illustrato due esempi di intervento di Siram, uno all’Ospedale S. Maria di Treviso con la cogenerazione e l’altro nel Condominio Tre Torri di Verona con un sistema di regolazione e contabilizzazione del calore. La maggior parte degli interventi sono stati con cogenerazione e solare termico, e i certificati bianchi sono stati sempre ottenuti attraverso schede standardizzate. Le criticità segnalate riguardano le difficoltà dovute alle lungaggini burocratiche, l’assenza di testi di riferimento esplicativi e contenenti casi studio orientativi, la carenza di schede semplificate e la necessità di regolare gli incentivi sulla base della tecnologia utilizzata. Infine la Cayla ha proposto l’aumento della durata dei progetti che attualmente è fissata a 5 anni.

L’ultimo intervento è di Dominique Glachant della direzione marketing strategico di EDF. La presentazione è iniziata con la descrizione del meccanismo francese dei certificati di economia di energia (CEE). Poiché l’amministrazione pubblica francese dà molta importanza ai temi dell’efficienza energetica, sono stati imposti obiettivi stringenti sulle attività da svolgere. Infatti lo Stato francese ha stabilito l’obbligo per tutti i fornitori di energia, i quali, per il raggiungimento degli obiettivi devono investire per conto proprio oppure devono innescare circoli virtuosi presso i clienti finali. Una volta individuati gli interventi, il soggetto obbligato presenta il dossier all’autorità competente per il rilascio dei CEE. Questi ultimi possono poi essere scambiati sul mercato. A differenza dell’Italia, in Francia hanno tre anni di tempo entro cui devono raggiungere determinati obiettivi, passato questo termine si verificano i risultati e in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi viene pagata una penale stabilita in 20€/MWh CUMAC (risparmio cumulato e attualizzato per la durata di vita utile dell’intervento stesso). L’obiettivo nazionale sui tre anni era di 54 TWh CUMAC. I fornitori di vettori energetici caldi o freddi sono tutti soggetti obbligati e l’obbligo è proporzionale al fatturato nel settore residenziale e terziario. La maggior parte degli obblighi sono per GDF e EDF. In tutto, gli obbligati sono 2.400. Altri attori partecipano al sistema, sono le persone fisiche che non hanno nel loro core business la fornitura di energia e quindi le ESCo non rientrano in questa categoria. Anche i Comuni e le PMI possono fare richiesta per ottenere i certificati bianchi. La dottoressa ha quindi esposto più nel dettaglio il sistema francese di ottenimento dei certificati e tutte le azioni svolte per la promozione del risparmio energetico e la formazione degli addetti ai lavori al fine di ottenere molti titoli ed eseguire interventi di qualità. La dottoressa ha quindi esposto i primi risultati che vedono l’obiettivo nazionale superato (65 TWh CUMAC contro i 54 preventivati). I tempi di attesa per poter partire con i progetti sono stati di due anni, e alcune difficoltà sono dovute al fatto che i soggetti obbligati non possono girare i costi degli interventi sulle tariffe finali, che sono strettamente regolamentate soprattutto per le famiglie. Verso la fine del terzo anno c’è stato un forte incremento di richieste presentate, anche di valore basso grazie alla possibilità di richiedere i titoli da parte delle persone fisiche, il grosso del raggiungimento dell’obbligo è stato nel settore residenziale. Per quanto riguarda i prezzi, attualmente il mercato è altalenante, è un periodo di incertezza poiché si attendono nuove regolamentazioni e norme per il secondo periodo del meccanismo nel quale è prevista anche l’estensione dell’obbligo ai distributori di combustibile per autotrazione. In futuro aumenteranno i controlli e quindi anche la complessità e la competitività, anche in vista dell’entrata dei nuovi soggetti.

Una volta che tutti i relatori hanno concluso i loro interventi si è aperto il dibattito sui temi affrontati durante la giornata.
Infine ha ripreso la parola l’ing. Di Santo che ha ringraziato tutti i presenti e ha chiuso i lavori.

I certificati bianchi: considerazioni – Dario Di Santo, FIRE

Il bilancio dei primi 4 anni e le prospettive – Marcella Pavan, AEEG

Il Mercato dei Titoli di Efficienza Energetica del GME: principali risultati – Stefano Alaimo, GME

I progetti a consuntivo: situazione e strumenti – Rino Romani, ENEA

Prospettive per i distributori – FederUtility

Certificati bianchi: la partita si fa seria – Vincenzo Albonico, AGESI

I distributori: l’esperienza di Hera – Claudio Artioli, HERA

Le ESCO: l’esperienza di SIRAM – Emilie Cayla, Siram

Il meccanismo dei CEE in Francia – Dominique Glachant, EDF